Home»Mondo»Mondo»Darfur: firmato l’accordo per il ‘cessate il fuoco’, il ruolo della Comunità Sant’Egidio

Il rappresentante Onu-UA Ibrahim Gambari - Foto Unamid

“Un passo importante verso un accordo di pace ampio e inclusivo per il Darfur”. Così il Segretario generale delle nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha commentato l’accordo firmato ieri a Doha (Qatar) per il “cessate il fuoco immediato” e l’avvio dei negoziati tra il governo sudanese e il ‘Movimento giustizia e uguaglianza’ (Jem), il principale gruppo ribelle della regione occidentale del Darfur. Nel comunicato, il Segretario generale, nel sostenere la piena implementazione dell’accordo, incoraggia tutte le parti ad impegnarsi con un “atteggiamento flessibile e di lungimiranza politica” nel processo di pace in corso a Doha per giungere ad una soluzione politica definitiva della crisi del Darfur. L’intesa, infatti, non è stata sottoscritta da alcuni gruppi ribelli minori, ad esempio dall’Esercito di liberazione del Sudan (Sla) guidato da Abdel Wahed Mohamed el-Nur.

L’accordo, a cui hanno lavorato attivamente oltre alle parti anche il Ciad, rappresentanti di Usa, Nazioni Unite e di paesi del mondo arabo prevede – riporta l’agenzia Misna – “il cessate il fuoco immediato, un programma di integrazione dei militanti del Movimento giustizia e uguaglianza (Jem) nell’esercito sudanese e l’impegno delle parti a sottoscrivere un trattato di pace definitivo entro il 15 marzo.

L’intesa è stata raggiunta un anno dopo la firma, sempre in Qatar, di un documento che prevedeva una serie di aperture e concessioni reciproche da parte di Khartoum e del Jem con l’obiettivo di condurre a negoziati di pace. “La peculiarita dell’accordo attuale rispetto a quello dello scorso anno è che giunge dopo l’accordo di non belligeranza tra Chad e Sudan” – sottolinea il blog dell’associazione “Italians for Darfur

Prima e dopo la cerimonia della firma – riporta la Misna – fonti di stampa internazionali hanno sostenuto che l’accordo si fonda su un compromesso politico e di governo. Nel testo, in particolare, si affermerebbe che Khartoum e il gruppo ribelle hanno “trovato un’intesa sulla partecipazione del Movimento giustizia e uguaglianza a tutti i livelli di amministrazione secondo modalità che saranno concordate dalle parti”. “Su questo e altri aspetti, in realtà, molto resta da capire” – commenta l’agenzia Misna. Solo questa mattina un dirigente del Jem aveva definito la scadenza del 15 Marzo non realistica. Parole in contrasto con quelle pronunciate ieri sera dal presidente sudanese, Omar Hassan al-Bashir, secondo il quale “in Darfur ci sarà la pace prima delle elezioni” nazionali previste ad aprile.

Una delle prime reazioni all’accordo di oggi è stata quella della Comunità di Sant’Egidio che ha partecipato attivamente ai negoziati che si è congratulata con le parti, con il governo del Qatar e con la mediazione congiunta Unione Africana-Nazioni Unite, sottolineando come “il raggiungimento dell’accordo sia un’ulteriore dimostrazione di quanto la sinergia tra realtà istituzionali e non istituzionali possa portare a risultati efficaci”. L’accordo prevede, tra l’altro, la revoca di più di 100 condanne a morte in Sudan come richiesto da Sant’Egidio che da anni è promotrice di una campagna mondiale per l’abolizione della pena capitale. Sant’Egidio ritiene che l’accordo sia “un passo significativo nella direzione di una pace completa e duratura per popolazioni civili che in questi anni hanno molto sofferto a causa di un conflitto violento e di cui non sono responsabili”.

Le Nazioni Unite stimano che almeno 300mila persone sono morte finora a causa della crisi nel Darfur, alle quali si sommano quasi 3 milioni e mezzo di sfollati e di rifugiati nei campi profughi; il Sudan ha sempre contestato questa cifra e parla di 10mila morti. [GB]

Fonte: www.unimondo.org

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