Home»Foto»Berlusconi e il Manuale del piccolo dittatore
Silvio Berlusconi

Michele Martelli

Lo scambio di lettere pubbliche tra Travaglio e Santoro in merito all’ultima puntata di Annozero ci dà l’occasione di fare qualche riflessione che va al di là del caso specifico. E che riguarda la necessità oggi estrema, drammatica, di difendere quei pochi spazi di libertà e democrazia che ancora ci restano nei mass-media sempre più controllati e occupati dalle squadre dei robot e telecloni di Berlusconi, veri e propri Avatar arcoriani, fantastici ominidi capaci di agire con efficacia contro i nemici anche quando il Capo riposa beatamente in dolce compagnia nel lettone di Putin.

Immaginiamo di avere tra le mani un ipotetico perfetto manuale d’uso appositamente scritto per un piccolo aspirante dittatore bramoso di sopprimere la democrazia per instaurare sulle sue ceneri un illimitato potere personale.

Che cosa vi leggeremmo?

Innanzitutto, il capitolo dedicato a come svuotare, esautorare e sopprimere il parlamento. Il classico “Discorso del bivacco” di Mussolini dopo la marcia su Roma, nel 1922 (la minaccia golpista di «sprangare il Parlamento», facendo «di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli») vi avrebbe il posto d’onore. Ma per chi volesse far meglio e più presto, il consiglio sarebbe di incendiare il parlamento, e incolpare gli oppositori, sul modello di ciò che fece Hitler col Reichstag nel 1933.

Inoltre, vi leggeremmo il capitolo dedicato all’imbrigliamento della magistratura, ridotto a mero apparato repressivo al servizio dell’autocrate. Non a caso nelle dittature i giudici che non giurano fedeltà al Capo, Dux, Führer o Caudillo che nominar si voglia, vengono epurati. E ciò perché nelle autocrazie la fonte della “legge”, statale e morale, è la volontà del capo. «Agisci in maniera che il Führer, se conoscesse le tue azioni, approverebbe» (Hans Frank, gerarca nazista giustiziato a Norimberga). Quello di Hitler era un potere personale «conferito al Führer in quanto esecutore della volontà comune della Nazione»; dunque un potere «totale e onnicomprensivo», «libero e indipendente, esclusivo e illimitato» (Ernst Rudolf Huber, massimo esperto nazista di diritto pubblico). «Führer befiehl, wir folgen! Alle sagen Ja! il Führer ordina, noi obbediamo! Tutti dicono sì!» (slogan della Gioventù hitleriana).

L’ultimo capitolo del manuale composto per il nostro mini-dittatore sarebbe infine dedicato alla strategia per la conquista del consenso popolare, perché senza consenso nemmeno le dittature durano a lungo. Anche qui il modello sarebbe fornito dai regimi nazifascisti (trascuriamo in questa sede i necessari accordi neoconcordatari con le gerarchie ecclesiastiche). Hitler, a otto giorni dalla presa del potere, il 5 marzo 1933, fondò il Ministero per la Propaganda e l’Educazione popolare, sotto la guida del gerarca Herr Doktor Joseph Goebbels (si suicidò nel 1945 nel bunker di Hitler, dopo aver avvelenato moglie e figli col cianuro). L’imperativo goebbelsiano? «Sempre e dovunque considerarsi come portavoce della parola del Führer». E così stampa, letteratura, teatro, arti, sport, cinema e radio furono allineate alle direttive del regime. E alla sacra Parola dell’onnipotente Imbianchino.

Il che faceva sin dal 1922 anche Mussolini e il suo l’Ufficio Stampa, poi, durante il ventennio, trasformato in MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare). Nessuna idea doveva circolare che non fosse autorizzata dal Duce. Il controllo di stampa e radio e altri mezzi di comunicazione veniva esercitato con l’invio di veline, pezzetti di carta contenenti gli ordini di regime di come, quante e quali notizie ogni volta diffondere, calibrare, tagliare, censurare. Tutto doveva accrescere ed esaltare il mito del Duce. Non so quanti sanno, o ricordano, che nel 1930 fu istituita persino la «Scuola di mistica fascista» ad opera di Niccolò Giani, per organizzare corsi di “mussolinismo imperiale” e “lecturae Ducis”: la Parola ispirata del Duce, oramai da Pio XI patentato Uomo della Provvidenza”, era l’unica fonte e l’assoluto criterium veritatis. Il Verbo fascista emanava soltanto dalla prominente mascella del Dittatore.

A un manuale simile si ispira oggi Berlusconi? La risposta è sì, se pensiamo alla sua insofferenza verso parlamento e magistratura, alla sua proposta che a Montecitorio «votino solo i capigruppo», alla degradazione già in atto del parlamento in cassa di risonanza delle decisioni del premier (una lunga decretazione di leggi ad personam per guadagnar tempo e zittire le opposizioni già mute di per sé), agli insulti e ai tentativi di delegittimazione dei giudici (“antropologicamente diversi”), alla strategia di minzolinizzare stampa e tivvù, e quindi di epurare i mass-media da critici e dissidenti, da ogni voce dissonante, come quella della Busi, conduttrice del Tg1. Anzi da chiunque si attenga semplicemente e rigorosamente alla verità dei fatti. Come Travaglio. No, se i fatti danno torto a chi comanda, i fatti vanno soppressi.

E chi si ostina a documentarli e raccontarli, a esporli fedelmente e criticamente, deve sparire. Non fisicamente, almeno per ora. Ma mediaticamente sì. Ecco, siamo forse prossimi all’estinzione mediatica degli ultimi esponenti della “razza dei giornalisti” degni di questo nome, cioè di quelli che non dipendono dalla volontà, interessi, umori e arbitrio del Padrone, bensì soltanto dalla verità dei fatti?

Michele Martelli

(25 febbraio 2010)

Fonte: MicroMega

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