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Baby Einstein

Sabrina D’Orsi

Mi spiace per Rizzoli, che finisce spesso per tradurre con titoli fastidiosi dei libri bellissimi che porta in libreria. Questa volta si tratta di “Under pressure. Rescuing our children from the culture of hyper-parenting“, frettolosamente tradotto come “Genitori slow”, un libro avvincente per chi come me è appassionato di tematiche legate all’educazione.

L’autore è Carl Honoré un giovane giornalista canadese che ha girato il mondo per andarsi a fare un’idea di come funziona l’educazione nel mondo scoprendo e riportando nel libro esilaranti quanto strazianti episodi e aneddoti da far morir dal ridere (o forse dal piangere).
Padri che aggrediscono allenatori di calcio perchè lasciano in panchina i propri figli alla finale, mamme intrappolate in ridigi programmi quotidiani che prevedono corsi di yoga, lingue e apprendimento interattivo per figli di 3 anni, genitori che piazzano in camera dei figli sotto ai due anni la televisione (purtroppo in america sono uno su quattro) e che mandano un’email ai figli adolescenti per avvisarli che è pronta la cena…
Insomma, forse noi in Europa non siamo ancora a questo punto, ma poco ci manca.

La cosa che mi ha appassionato di questo saggio è che è estremamente neutrale: non pontifica alcun approccio pedagogico, non è radicale, non crede di avere in tasca la verità sul modo migliore per crescere i bambini. Ma anzi valuta pro e contro di ogni questione: dall’uso della tecnologia all’importanza del gioco, dai compiti all’influenza del consumismo senza la pretesa di convincere nessuno, senza dare ricette di buona genitorialità ma mille utili e interessanti informazioni.

Come per esempio:
Tutti sanno che il cervello di un bambino piccolo è particolarmente plastico e in grado di recepire quanti più stimoli gli vengono somministrati. Ciò non significa però che ne abbiamo bisogno tutti allo stesso modo e il più possibile, anzi non è affatto dimostrato che acculumulare sollecitazioni su sollecitazioni potenzi i circuiti celebrali gia esistenti ma al contrario è dimostrato che quando il cevello di un bambino è inondato di ormoni dello stress come il cortisolo e l’adrenalina l’alterazione chimica nel tempopuò divenire permanente rendendo più difficile l’apprendimento o il controllo dell’agressività negli anni a venire, e anumentando cosi il rischio di depressione…
e poi più avanti dice tutti i neonati trattono grandi benefinici dall’interazione uno a uno, ricca di contatto visivo… sono affascinati dai contrasti marcati e dai colori .. quando un bimbo esamina il viso della mamma tentando di decifrare le emozioni e le espressioni che lo attraversano sta compiendo un esercizio neurologico equivalente a una seduta di allenamento in palestra. Un video, un apparecchio elettronico con luci e suoni o un poster con disegni colorati non potranno mai competere… (p52-53)

Allora vi siete mai chiesti perchè il picco delle attività ludiche (la voglia di giocare) coincide con il momento in cui il cervello è più duttile (ovvero quando siamo bambini in età prescolare)? Beh, sembra che il gioco sia il metodo adottato da Madre Natura per renderci più intelligenti.

I ricercatori (n.d) hanno scoperto che i cuccioli di tipo cui è stato negao il gioco sono cresciuti con una neocroteccia meno sviluppata cioè quella porzione del cervello che governa le funzioni superiori come la percezione sensoriale, il ragionamento spaziale, i movimenti volontari e (nell’uomo) il linguaggio. I bambini a cui è stata diagnosticata la Sindrome da definicit di attenzione e iperattività manifestano sintomi analoghi.

e poi ancora (scusate se mi dilungo)
Se neghi a un bambino piccolo la possibilità di giocare e lo mandi direttamente a scuola a 5 anni (proprio quando comincia a strutturare il suo gioco, ad inventare giochi complessi e godere veramente di ciò che crea) il risultato sarà paura e insicurezza (a causa di una precoce esposizione alla competizione e alla valutazione) che si traduce in riluttanza a correre dei rischi. Alla fine – dice Honoré – ti ritrovi con degli adulti molto noiosi.

Il gioco non è altro che una versione naturale dei processi di apprendimento più strutturati che si verificano in classe e getta le basi per costruire le capacità di leggere scrivere e contare. Il principale inconveniente del gioco è che agli occhi dei adulti assomiglia troppo ad una perdita di tempo.

E poi c’e’ tutto una parte che spiega nel dettaglio perchè il tipo di educazione a tappe forzate molto di moda in tutto il mondo (valutazioni precoci, esami, competizione ecc) è soggetto alla legge dei rendimenti decrescenti, menzionando anche un’interessante studio sul multitasking secondo il quale anche uno scaldabagno che venisse acceso e spento per molte volte al giorno finirebbe prima o poi per cortocircuitare. (ahime quello che noi chiamiamo multitasking con aria tronfia corrisponde solo ad un piano sequenziale di smetti-comincia qualcosaltro-smetti-comincia qualcosaltro.
quindi vostro figlio adolescente (o voi stessi) sta davanti al computer con 5 diverse finestre aperte sullo schermo e digita qualcosa al cellulare guardando allo stesso tempo la tv in realtà fa avanti e indietro tra compiti diversi, commettendo piu errrori, mettendoci più tempo però sentendosi a pieno titolo un figlio del suo tempo. Non è detto che sia meglio. Questo è il punto.

Non vorrei farvi passare la voglia di leggerlo menzionando i punti salienti che sono moltissimi: vi dirò ancora che c’e’ un capitolo eccezionale sulla gestione della disciplina, sul consumismo e sulla pessima abitudine che hanno molti genitori di oggi di mettere i propri figli su un piedistallo, una frase per tutte è questa:  un bambino iperviziato con gli anni può diventare un adulto finanziariamente incontinente.

Infine c’è un’illuminante parte sui compiti a casa, le attività extracurriculari e sullo sport, tutte attività che hanno, per riassumere, come principale scopo quello di ingozzare i nostri figli di impegni che li rendono precocemente sottoposti a orari, prestazioni e impegni di cui non solo non hanno bisogno ma che intralciano il loro sacrosanto bisogno di riposo, tempo e spazio.

Insomma, come sapete io sono di parte, ma lui è molto più neutrale di me e porta argomentazioni che condividerete apprezzerete e  imparerete a riconoscere.

Ve lo consiglio, che dire, e non lo faccio perchè Rizzoli mi offre la cena. Questa non è una pubblicità.

Sabrina D’Orsi

Fonte: www.vivere-semplice.org

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