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Farmers markets

Gian Luca Moncalvi (a cura)

Ne parlano giornali e tv. Sui blog ci si scambiano consigli e indirizzi: sui mercati contadini, la nuova risorsa per fare la spesa acquistando prodotti genuini, al riparo da pomodori cinesi e mele ai pesticidi. Dall’Alto Adige alla Lombardia, dal Piemonte alla Liguria, dalla Toscana alla Puglia, sui banchi dei farmers market, come vengono anche chiamati i mercati del contadino mutuando la definizione dall’esperienza Usa, si trova il meglio della produzione locale: cavolo cappuccio e rapanelli bianchi al mercato contadino di piazza Mazzini a Bolzano; patate del Burr e tome d’alpeggio a Pinerolo; fagioli madunetta e balin de loto, origano e cipolle di Zerli a Conscenti di Ne (Ge).

Prezzi anticrisi

A prezzi anticrisi. Già, perché quando si va dal verduraio per la provvista settimanale, si rischia di svuotare il portafoglio. Ma perché aumentano i prezzi, in particolare dei prodotti alimentari? Perché la filiera di questo comparto – come si dice in termini tecnici – è lunga e la speculazione in agguato. Il prodotto dell’impresa agricola, prima di arrivare a negozi e supermercati spesso subisce lunghi (e costosi) trasporti e varie intermediazioni. E poi, con la profusione di prodotti chimici nelle coltivazioni, tutti leciti e controllati in teoria, sono in molti a non sentirsi sicuri di quanto finisce in tavola. Come combinare quindi convenienza e qualità? I mercati del contadino sono una soluzione.

I mercati del contadino

Alcuni esistono da anni, ma la maggior parte sono nati negli ultimi mesi e sempre più si estenderanno: una legge recentissima autorizza finalmente i Comuni a promuoverli, controllarli e mettere a disposizione aree (più o meno) adeguate. A Milano, l’ultimo nato (17 settembre) è il Farmers Market di via Ripamonti, che ogni mercoledì – all’interno del consorzio agrario di via Ripamonti 37 – dalle 9 alle 13 propone fino al 17 dicembre latte fresco appena munto, grana padano, raspadura lodigiana, insaccati di produzione nostrana. Le associazioni di categoria sono mobilitate, prima fra tutte le Coldiretti, nelle sue strutture provinciali, che promuove la cosiddetta spesa a chilometro zero: meno ortaggi e frutta viaggiano, meno tempo stanno nei camion frigo, più sono freschi. Il piccolo imprenditore agricolo che porta al mercatino i suoi prodotti, li coltiva e li vende nello stesso comune o a poca distanza.

Anche Slow Food, tramite accordi con le amministrazioni locali, sta promuovendo i primi Mercati della Terra italiani, sulle orme di quelli che ha già aperto in alcune parti del mondo. Ma non è tutto. C’è un incremento esponenziale anche dei gruppi di acquisto solidale (Gas) e delle vendite attraverso siti Internet, con consegna a domicilio.

Gian Luca Moncalvi (a cura)

Fonte: www.corriere.it


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