Home»Foto»A FIRENZE, RELIGIONI UNITE PER LA DIFESA DEL CREATO
Difesa del Creato

Giampaolo Petrucci

Un “momento particolare di confronto interculturale e interreligioso che, richiamando alla memoria gli indimenticabili ‘Colloqui mediterranei’ che si svolgevano a Palazzo Vecchio per volontà dell’allora sindaco di Firenze Giorgio La Pira, offrirà il naturale spazio per un rinnovato e plurale contributo da parte di ‘uomini e donne, giovani e adulti, di fedi, religioni e culture diverse’”. Con queste parole è stato presentato il Colloquio pubblico dal titolo “Dopo Copenhagen, per la salvaguardia del creato”, che si è tenuto il 31 gennaio scorso a Firenze, nella suggestiva cornice del Salone dei Ducento. E nella consueta totale indifferenza delle maggiori testate giornalistiche o emittenti nazionali. La giornata di studio – che ha radunato circa 30 rappresentanti di Chiese cristiane, associazioni giovanili e altre comunità religiose presenti a Firenze – a partire dal colossale fallimento della Cop 15 (la 15.ma Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), ha voluto “rilanciare a livello territoriale e internazionale le questioni irrisolte dai governi nazionali a Copenaghen, con l’apporto caratteristico di uomini e donne credenti”. Il metodo dei “colloqui” (interventi programmati o liberi, con successivo dibattito), spiega ancora il coordinatore Enzo Cacioli, è “capace di comporre in unità le molteplici positive diversità su temi di carattere generale e di diretta incidenza in ambito territoriale: esso potrebbe essere una preziosa occasione per riproporre la prospettiva lapiriana del ‘sentiero di Isaia’, un orizzonte di pace, bellezza e armonia universale verso il quale Firenze può ancor oggi esprimere la sua singolare vocazione e missione”.

Un pianeta mercificato e privatizzato

La giornata è stata aperta dall’economista Riccardo Petrella, con una lunga relazione sul tema: “Per la riappropriazione comune della speranza”. Secondo Petrella, docente all’Università di Lovanio, “la Conferenza di Copenhagen è vergognosamente fallita”; nonostante, “nella retorica dominante e nell’immaginario collettivo, fosse considerata come il passaggio obbligato, l’ultima chance per ‘salvare’ il futuro dell’umanità e la vita del pianeta”. In particolare, la Cop 15 ha sancito il collasso del multilateralismo dei grandi consessi come l’Onu e come le istituzioni internazionali nate dagli accordi di Bretton Woods: la governance mondiale, ha detto Petrella, si è ormai tradotta “nella privatizzazione del potere politico a tutti i livelli. A Copenhagen, le attese, i diritti e le proposte di decine e decine di milioni di cittadini non hanno avuto alcuna influenza sul decorso degli avvenimenti; lo stesso dicasi per i 15mila rappresentanti ufficiali degli Stati salvo per una dozzina di Stati ‘potenti’; dietro questi ultimi, però, i veri protagonisti sono stati, nei loro Paesi ed a Copenhagen, i poteri delle lobby delle industrie delle energie fossili e delle industrie delle energie rinnovabili”.

Il risultato di una governance ‘privatizzata’, ha affermato ancora, è evidente: innanzitutto nella “mercificazione della vita, dato predominante della condizione umana nelle società attuali”. Poi, nella “privatizzazione del Pianeta, cioè nell’appropriazione privata dei beni comuni”. Sono tre le vie da percorrere per scongiurare la catastrofe: “Riconoscere l’umanità in quanto soggetto giuridico e politico e quindi definire gli elementi portanti di un ‘nuovo contratto sociale mondiale’, partendo dal clima; “ri-inventare la sacralità della vita e la pubblicità dei beni comuni patrimonio inalienabile dell’umanità”; “procedere alla ricostruzione delle città”, a partire dalla riqualificazione delle bidonville, vere ‘discariche umane’, e delle città-mercato, “negazione del vivere sociale”.

I fondamenti teologici della difesa del creato

La partecipazione a questo evento, ha detto Silvia Hallak (portavoce della comunità islamica fiorentina e toscana), “ci fa sentire pienamente coinvolti nel cammino per il benessere in questo bellissimo Paese” e aiuta tutti a ricordare che la difesa dal degrado ecologico è un tema che “sta a cuore a ciascun essere umano, non importa da dove venga, né in quale Paese viva, perché salvare e proteggere il creato è un dovere assoluto, raccomandato dal Creatore”. Dio, con qualunque nome lo si chiami, ci ha fatto dono del creato e “questo dono va rispettato e preservato”. “Il progresso materiale disgiunto dal timore di Dio – chiarisce infatti la Hallak – mette, nelle mani degli uomini, terrificanti strumenti di distruzione dell’umanità stessa e del suo habitat”. Lo dice del resto il Corano stesso, alla sura 28/77: “Non trascurare i tuoi doveri in questo mondo, sii benefico come Dio lo è stato con te, e non corrompere la terra. Dio non ama i corruttori”.

L’universalità dell’impegno “individuale e collettivo” di fronte ai cambiamenti climatici è stato ribadito anche dall’archimandrita Nikolaos Papadopulos, parroco della chiesa greco-ortodossa di S. Jacopo a Firenze: la salvaguardia del creato, così come la costruzione della pace e la lotta alla povertà, è un dovere di tutti, “indipendentemente dalla fede di ciascuno, in accordo con la propria coscienza morale”. Non ha senso innalzare steccati tra religioni e tentare approcci teologici differenti sul tema, ha poi ribadito: “L’uomo avverte, intuisce e riflette come l’ecologia sia sempre più legata alla sopravivenza della specie umana e come sia fortemente etico e sacro l’impegno degli uomini a vivere questa cosmica armonia nel rispetto e nell’amore dell’ambiente”.

Ferma la condanna di Elise Chapin (della Chiesa episcopaliana americana di St. James a Firenze) rispetto al processo di privatizzazione delle risorse idriche: “Noi battezziamo con acqua, come un segno della nostra rinascita in Cristo e l’ingresso nella comunità dei fedeli. L’acqua è vita: per alcuni è sacra. Oggi siamo di fronte ad una crisi mondiale in cui l’acqua è diventata una merce, spesso controllata dai ricchi, e dove i più poveri tra noi soffrono in maniera sproporzionata dalla contaminazione e dal ridotto approvvigionamento di acqua pulita”. La Chapin ha concluso poi il suo intervento con una preghiera tratta dal Book of Common Prayer (testo base della Comunione anglicana): “Donaci la saggezza in modo da utilizzare le risorse della natura, in modo che nessuno possa soffrire dal nostro abuso di queste e che le generazioni a venire possono continuare a lodarti per la tua bontà”. Una intuizione ripresa anche dalla 76.ma Convenzione Generale della Chiesa Episcopale, che incoraggia ogni battezzato “a praticare tecniche semplici di conservazione di acqua e di energia in modo che, lavorando insieme, possiamo ripristinare la bellezza della creazione di Dio e far sì che questa risorsa può essere nuovamente a disposizione di tutti i figli di Dio in abbondanza”.

L’impegno per la tutela del creato è stato del resto da tempo assunto dalla Chiesa d’Inghilterra (la Chiesa madre della Comunione anglicana). Michael Griffiths (della Chiesa anglicana di Firenze) ha raccontato che la Comunione anglicana si occupa di questioni ambientali in maniera molto concreta, tentando cioè di ridurre ogni anno la propria “impronta ecologica”, nella radicale convinzione che “gli esseri umani sono chiamati a servire con gioia e a lavorare con Dio come ‘preti della creazione’, cioè difensori e conservatori del creato”. In tale direzione si collocano le iniziative sugli immobili e sulle attività (per il risparmio energetico e la riduzione di anidride carbonica), la partnership tra diocesi “investendo in sistemi di energia rinnovabile, creando fondi per l’ambiente, ecc.”, le attività di formazione e sensibilizzazione dirette al clero e ai fedeli, per costruire stili di vita nuovi e sostenibili.

Nel testo della Genesi, ha affermato Maurizio Certini (rappresentante del fiorentino Centro internazionale Studenti Giorgio La Pira), Dio crea Cielo e Terra e subordina il creato alla volontà dell’essere umano. Emerge cioè “la centralità dell’uomo nel suo rapporto con la natura e con gli altri uomini”. Dalla Bibbia scaturisce “una ecologia centrata sull’uomo, cioè che ha l’uomo come fine; quella di agire positivamente sull’ambiente per l’uomo, e non tanto per l’ambiente come fine a se stesso”. Eppure, ha detto ancora Certini, “oggi, di fronte alla crisi ecologica, abbiamo la necessità di ripensare questo rapporto. Si impone un nuovo equilibrio con la natura, recuperando il significato delle relazioni che ci legano all’ambiente, superando l’atteggiamento da “padrone” che ha caratterizzato la nostra epoca e di scoprirci, appunto, ‘amministratori responsabili’ della Terra”.

Giampaolo Petrucci

Fonte: Adista

eBook

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

Contatti

Uomoplanetario.org

Email

Telefono+39 (340) 1046944

×
  • HOME
  • NONVIOLENZA
  • ABOUT
  • CONTACT