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Fuochi d'artificio festa patronale (San Ferdinando di Puglia)

P. Gaspare Di Vincenzo

Da quando, come missionario comboniano e presidente di una associazione di volontariato che si ispira alla vita di p. Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia a Palermo il 15 settembre del 1993, l’arcivescovo di Agrigento mi ha incaricato della chiesa di s. Francesco in Licata dove si celebra la solennità dell’Immacolata sono stato ispirato dalla parola del vangelo “vino nuovo in otri nuovi”. Credo profondamente che i nostri padri nella fede quando hanno dato inizio a quello che oggi chiamiamo tradizione religiosa sono stati ispirati dalla stessa parola per vivere la novità della fede in quel contesto storico che era il loro. Ogni contesto storico è nuovo e non è certamente quello precedente. Possiamo versare nella novità del nostro contesto storico il vino vecchio di tradizioni del passato?

Certamente no. Possiamo versare il vino nuovo dell’oggi di Dio in otri vecchi di tradizioni che hanno, a volte, se non sempre, il sapore del folklore? Certamente no.

Se gli otri non si sono spaccati è dato dal fatto che dentro non si versa del vino nuovo ma si ricicla il vecchio, e quando gli otri si spaccano per aver versato del vino nuovo perdendo e gli otri e il vino allora si grida alla perdita della fede. Ma quale fede?

L’oggi del nostro contesto storico è caratterizzato dalla globalizzazione e assistiamo al divario sempre più grande tra ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Dio, Padre di nostro Signore Gesù Cristo, sceglie di essere dalla parte dei poveri e il mio fondatore, S. Daniele Comboni, va al Concilio Vaticano I per proporre alla chiesa la scelta dei più poveri e abbandonati della terra che, nella sua visione del contesto storico del 1800, erano gli africani.

Non considerando il contesto storico nel quale viviamo cosa abbiamo fatto nella nostra esperienza religiosa e nella nostra leggerezza di uomini? Abbiamo dimenticato che il Cristo è nel profondo del cuore di tutti gli uomini e di ogni creatura; e dimenticando questo, abbiamo cominciato a proiettare la figura del Cristo all’esterno, a venerare immagini del Cristo che ci siamo costruiti e abbiamo assunto e ripreso atteggiamenti totalmente pagani. Abbiamo dimenticato che la Madonna e i santi ci indicano il Cristo che loro hanno seguito incontrandolo nella profondità del loro cuore e nel servizio all’uomo concreto del loro tempo. A Cana di Galilea ci sono due parole della Madre di Gesù: “Non hanno più vino” attenzione all’uomo, e “fate quello che Lui vi dirà” invito ad ascoltare Gesù. Non che la venerazione delle immagini sia una cosa da non seguirsi e non sia una cosa cristiana. Ma l’immagine sacra, l’icona sacra, deve risvegliare la nostra coscienza, non deve polarizzare la nostra attività religiosa soltanto su di sé. Le grandi immagini del Cristo, della Madonna e dei santi devono risvegliare in noi particolare sentimenti, particolari conoscenze, per aiutarci nel nostro cammino religioso. Credo che questa è la funzione dell’immagine sacra e per educare i fedeli racconto sempre il proverbio cinese che dice: “se a uno stupido gli indichi il cielo con il dito, lo stupido si ferma a guardare il dito”. Per non peccare di stupidità, secondo questo proverbio, ho proposto alla comunità cristiana alcuni segni che ci aiutassero a vivere il cammino religioso di fede nel celebrare il Signore della vita nell’oggi della storia di questa nostra umanità attraverso la venerazione dell’immagine della B.M.V. Immacolata.

Convinto che il culto esterno, le pratiche esterne devono intensificare la nostra vita interiore di donazione e di offerta al Cristo che celebriamo nella venerazione dell’Immacolata ogni anno scegliamo di fare un pellegrinaggio con il simulacro della Madonna in un luogo significativo. I luoghi finora scelti sono stati l’ospedale, la casa di riposo degli anziani, un quartiere a rischio, il centro dei portatori di handicap, una comunità parrocchiale che vive momenti particolari, il porto dove in questi ultimi due anni sono approdate tante carrette di mare carichi di disperati spinti dalla fame, dalla guerra, dalla miseria, dalle ingiustizie a rischiare la loro vita, non avendo niente da perdere, ecc… Attraverso questo pellegrinaggio viviamo un viaggio spirituale del nostro cammino di fede fatto di ascolto della Parola del vangelo e di ascolto di quel Cristo presente nell’affamato, nell’assetato, nel forestiero, nell’ammalato di oggi. Pellegrinaggio che ha sostituito la tradizionale processione per le solite vie della città, sempre le stesse. In secondo luogo per intensificare la nostra vita interiore di donazione e di offerta al Cristo abbiamo eliminato la solita banda musicale e i fuochi di artificio o pirotecnici indirizzando le offerte raccolte per una causa umanitaria: l’accoglienza di minori stranieri sbarcati lungo le nostre coste, l’adozione a distanza di bambini per permettere che possano vivere il diritto all’alimentazione, allo studio e alla salute, borse lavoro per l’inserimento socio-lavorativo di chi gode delle misure alternative alla detenzione e proviene da disagi sociali, l’affitto della casa per chi ne è senza, ecc…

Certamente tutto questo ha suscitato le ire di chi gestisce le feste religiose e ne fa un affare economico: niente fuochi pirotecnici, niente banda musicale, nessuna illuminazione speciale lungo le vie, percorsi ogni anno nuovi secondo la scelta operata. A questi signori che speculano sulle feste religiose giova enormemente l’aver dimenticato che il Cristo è nel profondo del nostro essere e l’essere, quindi, diventati degli idolatri. Mentre mette in crisi il loro mercato la riscoperta di una spiritualità che non separa l’incontro del Cristo con la vita.

Qui l’amministrazione comunale, di qualunque colore, stanzia cifre non indifferenti per le feste dei santi in illuminazione, fuochi pirotecnici, bande musicali, cantanti di grido, folklore di ogni genere. Nel 2006 siamo riusciti a far stanziare dall’amministrazione comunale la somma equivalente almeno all’affitto di una casa per una famiglia bisognosa, una mamma vedova disoccupata con tre figli, e una borsa lavoro per sei mesi per la signora. Sono piccoli gesti profetici di rottura con un certo mondo e l’avvento del Regno di Dio che costruisce cieli nuovi e terra nuova.

E’ bello sperimentare come la nostra personalità, pur rimanendo distinta dalla personalità del Cristo che celebriamo nella venerazione dei santi, assume una dilatazione e una estensione sconfinata come quella del Cristo. Il nostro cuore, attraverso questi gesti di giustizia e di amore, diventa partecipe di tutto il mistero sacro dell’esistenza; come il cuore di Cristo, trepida per la vita dell’uomo, partecipa alle sue gioie, ai suoi dolori. Il nostro cuore diventa vulnerabilissimo di fronte alle esigenze di vita, di libertà, d’amore, di conoscenza che ci sono in tutti i nostri fratelli uomini. In questi gesti nuovi si scopre che il cristianesimo non è rinuncia ma è ingrandimento sconfinato del nostro essere chiamato ad amare sempre di più. Oltretutto è quello che ci rivela l’eccomi della Madonna e la vita dei santi in ascolto alla Parola di Dio, di un Dio che sogna una vita libera e dignitosa per ogni suo figlio.

P. Gaspare Di Vincenzo MCCJ

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