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Vescovi paura

Antonello Solla

Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti.

Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia. Così si apre la Costituzione pastorale Gaudium et Spes – la Chiesa nel mondo contemporaneo – del Concilio Vaticano II. Mi pare di vedere come queste solenni indicazioni non solo siano spesso disattese, ma nella Chiesa siano raramente annunciate e testimoniate.

Si assiste sovente ad una “presenza” di Chiesa distante dai problemi della gente, preoccupata più di conservare privilegi che non di annunciare il volto di un Dio che ascolta il grido del suo popolo.

Quante parole lontane anni luce dalle gioie, le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi! Quante parole e decisioni che invece di proporre “un messaggio di salvezza per tutti”, impongono pesanti fardelli che non vengono neppure sfiorati con un dito da chi ha “ricevuto” il mandato di servire nell’autorità!

Quanta durezza nell’affrontare certi temi legati al matrimonio: i separati, i divorziati, non possono accostarsi ai sacramenti perché vivono un grave disordine; ma, mi domando: perché la stessa durezza non è così franca e radicale nei confronti dei mafiosi e dei camorristi? Ma forse non causano lo stesso disordine…

Perché chi va in guerra e bombarda villaggi e gente innocente, non viene scomunicato? Perché chi ha i miliardi in banca, spesso frutto disonesto dello sfruttamento dei poveri, non viene allontanato dai sacramenti!?

Prendersi carico dell’umanità, in virtù del fatto che si è discepoli di Cristo, significa scendere dal piedistallo della presunzione di ritenersi sempre in ordine e comunque giusti per il banale fatto che si indossa qualche pizzo rosso, e diventare “buoni samaritani”; cioè chinarsi sulle ferite dell’uomo, medicarle con l’olio della carità. Significa diventare capaci di ascolto, di comunione; significa liberarsi dal pesante fardello di ritenersi possessori della verità.

Don Milani diceva che nessuno ha il monopolio della verità, ma tutti abbiamo il compito di cercarla, di scorgerla in ogni volto e in ogni luogo… “lo Spirito soffia dove vuole e non si sa da dove arriva”. Si ha invece quasi l’impressione che qualcuno sappia sempre bene dove lo Spirito si trova, da dove parte e dove vuole andare! Questa eresia non ci permette più di guardare i volti, di amare le persone, di rispettarle, di accoglierle; ci scaraventa, invece, a guardare gli altri come dei concorrenti, che ci minacciano, che ci disturbano, che minano la nostra sicurezza!

Con la questione della sicurezza, che giustamente deve essere salvaguardata, si sfogano i razzismi, le ideologie di superiorità di alcune civiltà rispetto ad altre. La cosa più scandalosa e dolorosa è che le persone che teorizzano queste realtà vergognose sono le stesse che poi parlano di radici cristiane e di orgoglio cattolico.

A parte il fatto che Dio non è “cattolico”, non mi pare che nel Vangelo ci siano fatti o parole di Gesù che collimano con certi modi di fare politica o di essere Chiesa. Come la mettiamo con il durissimo discorso della montagna nel vangelo di Matteo: amore dei nemici, pregare per chi ti perseguita, porgere l’altra guancia!?

Il Vangelo è radicale: dove è finita la profezia nella Chiesa? A parte qualche vescovo o prete (puntualmente esiliati o messi su binari morti) che ancora parla e vive di Vangelo, la “parresia” dove l’abbiamo cacciata!?

In compenso c’è franchezza, quando si tratta di non perdere privilegi, onori, baciamano o primi posti nelle piazze. Debole con i forti e forte con i deboli!? Quanta strada abbiamo da compiere ancora per convertirci!

Da pochi giorni abbiamo festeggiato solennemente il “Corpus Domini”, anzi, la festa del “Corpo e sangue di Gesù Cristo”; l’Eucarestia è conservata nei tabernacoli. Il termine tabernacolo significa “tenda”; essa si monta, si smonta e poi si rimonta più in là: indica il segno del nomadismo spirituale; il credente è sempre in viaggio, homo viator, mai presuntuoso di avere capito o addirittura “imprigionato” Dio nelle proprie formule o dogmi.

Che bello: un Dio nomade! L’uomo è come un mendicante, sempre con le mani aperte alla ricerca di “qualcosa”, di qualcuno.

Dio “è il Totalmente Altro”! Eppure abbiamo “controtestimonianze” di “Chiese” statiche, imbalsamate, congelate… altro che tende… santuari che non si spostano, che non vanno incontro all’uomo, ma aspettano, prigionieri dei propri compendi e norme.

Vedo, però, segni di una Chiesa che dalla base ha voglia di amare il Signore, di servirlo nel volto dei poveri, degli sfruttati; vedo segni di persone che accolgono e non rifiutano, che perdonano e non condannano; avverto segnali di speranza nella voglia di una Chiesa sempre più evangelica, gioiosa e vedo mani tese verso gli zingari, gli omosessuali, le minoranze: mani che cancellano in qualche modo il razzismo e anche alcuni silenzi che ormai stagnano nelle Curie!

Una volta si parlava della “Chiesa del silenzio”, perché non poteva liberamente manifestare la propria fede a causa di dittature; in Occidente la Chiesa è libera, eppure in gran parte tace su fatti gravi come l’assalto ai campi Rom… Cosa dobbiamo pensare: paura? E di cosa? Forse di non urtare politici devoti?! O, forse, si tratta della “celebrata” e celebre prudenza della Chiesa! Certo che se Gesù Cristo fosse stato prudente e non si fosse mai schierato, probabilmente sarebbe morto di vecchiaia a Nazareth!

Invece è uscito dai recinti sacri, ha oltrepassato il “buon senso”, ha abbracciato la croce fin dal primo giorno della sua esistenza terrena; è nato povero senza pizzi, vesti dorate e incensi in un luogo povero, lontano dalle autorità religiose; ha vissuto l’esilio e l’esperienza dell’immigrazione clandestina; ha rovesciato un sistema religioso che invece di dare all’uomo la libertà lo opprimeva; si è schierato dalla parte dei poveri, degli sfruttati; mangiava con i pubblicani e parlava con le prostitute; ha testimoniato la grandezza e la nobiltà della nonviolenza attiva; ha annunciato il volto di un Dio che attende, che corre incontro, che abbraccia, che ci bacia; ha pagato con il sangue la sua coerenza e la fedeltà al progetto del Padre; è risorto il terzo giorno, dimostrando che non c’è vita vera senza dono, non ci può essere redenzione senza croce; ci ha salvati da una vita senza senso, ci ha liberati dall’egoismo… ha indicato la via della fraternità, della pace, della giustizia, della verità! Paradossale, ma vero: il progetto di Dio, il Suo Regno, la Sua Chiesa, si fa largo… nonostante noi!

Antonello Solla

Parroco di Casalbeltrame (No)

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