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Piazza Umberto I (San Ferdinando di Puglia)
Piazza Umberto I (San Ferdinando di Puglia)

Matteo Della Torre

Egregio Sindaco, nel suo instancabile pellegrinaggio a piedi sui sentieri polverosi dell’India per promuovere la ricostruzione dei villaggi, il Mahatma Gandhi, ad ogni piè sospinto, esortava la nazione con questa frase: “la differenza tra ciò che facciamo e ciò che saremmo in grado di fare sarebbe sufficiente a risolvere la maggior parte dei problemi del mondo”.
Mi sembra quanto mai appropriato introdurre con questo aforisma del piccolo uomo in dothi, che ha dato alla storia il primo impulso all’uso scientifico della nonviolenza applicata alle masse, le considerazioni socio-politiche e le proposte che andrò ad esporLe. Se molti dei problemi del nostro paese restano ancora irrisolti è perché c’è un divario evidente tra quanto tutti noi facciamo e ciò che saremmo in grado di fare. E’ una questione di potenzialità inespresse, di inazione e al contempo – in un’epoca di forte crescita della sensibilità planetaria – di mentalità angusta e ripiegata in un consolatorio provincialismo oramai anacronistico. Il cerchio si chiude se a tutto ciò, e sarebbe già tanto, si aggiunge la tendenza dei partiti politici cittadini, a sinistra come a destra, ad ostinarsi in una politica drammaticamente a corto di idee ed obsoleta.
Il guercio può condurre, con preteso senso di superiorità, una torma di orbi nel baratro. La sua miopia gli impedisce di guardare lontano, di levare lo sguardo oltre lo stretto recinto, dove sin dalla nascita ha “razzolato” credendolo l’unico mondo possibile. Con profonda tristezza nel cuore, mi è capitato di ascoltare i comizi nel corso della campagna elettorale per le Amministrative del maggio 2002. Ci si vantava il “prodotto” paragonandolo alle realtà limitrofe (Trinitapoli, Margherita di Savoia, Cerignola, Canosa e Zapponeta…) e con fare temerario ci si ergeva a migliore realtà amministrativa della Puglia, invidiata e copiata. Sarà vero? Chissà! Suppongo di sì. Se vogliamo trastullarci nell’idea di essere i “migliori” nel fatiscente condominio a due piani, facciamolo pure. Però, con un atteggiamento simile non si va lontano.
Se alzassimo lo sguardo vedremmo che un’altra città è possibile. Potremmo osservare esperienze amministrative lungimiranti in città piccole e grandi che avrebbero moltissimo da insegnarci: Curitiba e Porto Alegre (Brasile), Saarbrucken, Schönau e Monaco (Germania), Amsterdam (Olanda), Chambéry e Savenay (Francia), Ferrara, San Damiano (Asti), Guspini (Cagliari), solo per citare alcuni esempi. E’ edificante e stimolante confrontarsi con realtà dinamiche e creative, che per sensibilità ed iniziative concrete sono decenni avanti a noi, anziché con chi è impantanato nella palude dell’immobilismo e dei ritardi storici. Gli amministratori di queste città hanno operato una decisa inversione delle priorità. Ci vuole coraggio per voltare pagina, lo ammetto, perché all’inizio si rischia l’impopolarità. Solo all’inizio, però. I politici che hanno invertito le loro priorità, alla lunga hanno conquistato un consenso vasto e insperato. Non può essere altrimenti, perché chi scardina le logiche dell’accentramento e crea partecipazione popolare, tutela i diritti degli emarginati e favorisce il loro effettivo inserimento nella società, distrugge il cemento e riempie di verde la città, chi scommette sui tempi lunghi e sulla cultura della nonviolenza e dalle iniziative di facciata investe in attività concrete di cui cura l’effettivo consolidamento, chi promuove e diffonde le tecnologie appropriate e le fonti energetiche alternative ed al passo con i tempi, alla fine non può che aver ragione.
Personalmente auspico che la Sua amministrazione comunale possa fare politica su nuove basi, cambiare registro e priorità. Per aiutarLa a perseguire obiettivi così lodevoli, Le consegno una serie di idee per “cambiare la nostra città”.
Ecco le proposte. Per comodità le dividerò in pacchetti. 1. Cultura 2. Agricoltura 3. Povertà 4. Ambiente 5. Società

1. CULTURA (proposte per una cultura della nonviolenza)

a) Formazione alla nonviolenza delle giovani generazioni attraverso corsi gratuiti nelle scuole offerti dalla Casa per la nonviolenza.
Il mondo ha un disperato bisogno di porre fine alle sofferenze delle guerre e della violenza. Per rendere concreto un giorno questo sogno di pace è necessario che ognuno di noi lavori alacremente per la propagazione della cultura della pace e della nonviolenza. Ed è per questo che ho pensato di offrire il mio modesto contributo affinché la forza della nonviolenza possa radicarsi nel vissuto quotidiano dell’uomo post-moderno. In linea con l’invito di ventitré Premi Nobel per la Pace a dedicare il primo decennio del terzo millennio alla diffusione della cultura della nonviolenza nel mondo, Le propongo dei corsi gratuiti di formazione alla nonviolenza nelle scuole. La politica dovrebbe impegnarsi a sostenere l’educazione nonviolenta delle giovani generazioni. Il convulso periodo storico che stiamo vivendo ci dice che non c’è tempo da perdere.

b) Corsi di formazione alla nonviolenza per insegnanti tenuti gratuitamente dalla Casa per la nonviolenza. Chi formerà i formatori?
L’educazione alla nonviolenza non si improvvisa. La Casa per la nonviolenza propone di realizzare, sempre gratuitamente, un Corso di formazione alla nonviolenza per insegnanti.

b) Orti didattici nelle scuole elementari e medie.
Maria Montessori definiva i bambini dei “piccoli, instancabili lavoratori”. Il lavoro manuale nelle scuole elementari e medie è ignorato ed invece sarebbe il fondamento di ogni agire pedagogico. Le nuove generazioni sono sprovviste in modo sorprendente di conoscenze pratiche e naturalistiche. Attualmente c’è un bisogno crescente di arginare le “schizofrenie” che separano il bambino e il ragazzo dall’ambiente naturale. Alcune scuole dalla sensibilità particolarmente sviluppata hanno risposto a questo bisogno con la creazione di orti didattici. Ad Amsterdam, ad esempio, ci sono 12 aree con orti didattici e 26 maestri si occupano esclusivamente degli orti. Ogni bambino coltiva 10m2 di orto personale. Non mi dilungo oltre. La Sua amministrazione può sollecitare il Direttore Didattico e il Preside della Scuola Media a trovare gli spazi (e ci sono) per avviare degli orti didattici anche nel nostro paese. (Per informazioni: Rete degli orti didattici biologici – Zavalloni Gianfranco, c/o GRTA – Civiltà Contadina, via Chiaramonti, 46 – 47023 Cesena, Tel. 0547/23018).

2. AGRICOLTURA (proposte per far evolvere l’agricoltura verso il biologico)

a) Avviare una Campagna decennale per promuovere l’agricoltura biologica tra contadini e consumatori.
Dopo la prima fase pionieristica tra il 1930 e la seconda metà degli anni ’60, l’agricoltura biologica ha finalmente raggiunto la sua maturità. Dopo un lungo periodo durante il quale il consumo è rimasto circoscritto ad una quota marginale della popolazione, l’agricoltura biologica sta registrando una progressiva crescita di interesse. L’approvazione del regolamento 2092/’91, che definisce e disciplina per la prima volta l’agricoltura biologica come metodo colturale che ha come risultato finale un prodotto di qualità particolare, sancisce, dopo anni di immobilismo, il riconoscimento all’agricoltura biologica di pari dignità rispetto a quella convenzionale. Oggi, in Italia, l’agricoltura biologica è in forte crescita. Le superfici aziendali destinate alle colture biologiche coprono un’estensione di 1.237.639 ettari. In Puglia ci sono 6.470 aziende che coltivano secondo i metodi dell’agricoltura biologica per una superficie totale di 106.427. (dati 2001 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali). Qual’é la situazione a San Ferdinando di Puglia? Come spesso accade, di grave ritardo. Anzi, per essere più precisi, in questo campo non si è ancora partiti. Nel nostro territorio comunale non esiste nessuna azienda agricola che pratichi l’agricoltura biologica certificata o che sia in fase di conversione. Cosa fare allora?
L’agricoltura biologica richiede al contadino una notevole preparazione per gestire la complessità dell’agroecosistema biologico. Le propongo di avviare una Campagna decennale per la promozione dell’agricoltura biologica tra contadini e consumatori. Il problema che abbiamo di fronte è di ordine educativo. I primi ad essere educati all’acquisto responsabile dovranno essere i consumatori. Non si può più comprare il cibo solo con gli occhi, guardandone soltanto l’aspetto esteriore; occorrerà tener conto soprattutto della qualità intrinseca. Una mela perfetta esteriormente, senza alcuna macchia sulla buccia, lucidata con cera sintetica e carica di veleni, non dovrà trovare preferenza tra i consumatori attenti. Esiste, ad esempio, una fitopatologia del melo, la ticchiolatura, che produce soltanto danni estetici, con quella caratteristica puntinatura marrone sui frutti, ma alcun danno qualitativo e organolettico. Eppure, il 60% dei trattamenti antiparassitari del melo riguarda proprio la lotta a questa innocua malattia fungina. Lo stesso discorso può essere fatto per il tripide del susino. Il fulcro di un’educazione al consumo sarà creare una nuova coscienza che, attraverso il consumo responsabile, possa contribuire a migliorare notevolmente delle problematiche che sembrano di difficile soluzione.
Contemporaneamente, si dovrà operare una puntuale educazione del mondo agricolo. Gli agricoltori hanno un estremo bisogno di conoscenza, di riscoprire le radici da cui provengono. La mancanza di competenze adeguate è il primo tra i mali che affliggono l’agricoltura. Il passaggio dal metodo “semplificato” dell’agricoltura convenzionale a quello “complesso” dell’agricoltura biologica e biodinamica richiede una riqualificazione tecnico-agronomica dei contadini, che prima o poi dovranno rifiutare il produttivismo e adeguarsi alla riforma dell’agricoltura verso metodologie ecocompatibili che sappiano fare a meno dell’uso della chimica di sintesi.
Per soddisfare questo bisogno di conoscenza si deve cambiare completamente il modo di gestire i momenti formativi rivolti agli agricoltori del nostro paese. Ho recentemente partecipato alla brevissima “infarinatura” sull’agricoltura biologica ed integrata organizzata dal Comune di San Ferdinando di Puglia. C’era una mezza dozzina di giovani agricoltori. Tutto qui. Gli incontri si sono tenuti nella sala Emeroteca del Centro Culturale Polivalente. Per quanto tempo ancora il Comune organizzerà incontri formativi con gli agricoltori del Paese nelle stanze più sperdute delle strutture culturali più ignorate? I Corsi, i dibattiti e quant’altro inerisce il mondo dell’agricoltura dovrebbero essere tenuti in Piazza, dove gli agricoltori stazionano ogni sera. Qui anche il più duro d’orecchi perlomeno avrà la possibilità di ascoltare qualcosa, vedere immagini e grafici sull’agricoltura biologica. Ma non basta. Alla formazione va affiancata una consulenza tecnica qualificata e continua.

a) Sportello di consulenza tecnica sull’agricoltura biologica.
Innumerevoli sono i problemi e le difficoltà legate alla mancanza di conoscenze tecniche per chi volesse intraprendere l’avventura dell’agricoltura biologica. Il vecchio metodo della consulenza tecnica presso le farmagricole, se andava bene per la semplicistica agricoltura convenzionale, non è proponibile per fornire risposte adeguate alla complessità del metodo biologico. E’ fondamentale istituire uno sportello di consulenza tecnica sull’agricoltura biologica, aperto di sera in un locale il più possibile vicino alla piazza, in cui ci sia un agronomo esperto in agricoltura biologica a disposizione per visite in campo, consigli tecnici sulla fertilizzazione e controllo biologico delle avversità delle piante, oltre che per assistere l’agricoltore negli adempimenti burocratici per l’iscrizione agli organismi di controllo biologico.

b) Acquisto di libri tecnici di agricoltura per la Biblioteca Comunale.
E’ assurdo che in un paese agricolo com’è San Ferdinando di Puglia la Biblioteca civica non presenti uno straccio di libro sull’agricoltura, mentre, ad esempio, possiede una serie di inutili volumi sulle cronache e documenti di tutti i Congressi del partito socialista (sic!). Anche se gli agricoltori sono poco propensi a leggere, il dovere della Sua amministrazione è di offrire loro delle opportunità formative adeguatamente pubblicizzate. In appendice troverà un elenco essenziale di libri sull’agricoltura che ogni Biblioteca fornita dovrebbe poter offrire. La esorto ad acquistare quanto prima questi libri, come già ha fatto su nostra richiesta (e qui devo ancora ringraziarLa) con i libri inerenti le tematiche del Terzo Mondo, cooperazione internazionale, pace, disarmo ed ecologia.

3. POVERTA’ (proposte per una città solidale).
a) Fondo cittadino per la lotta alla povertà (1% del bilancio comunale)
A livello locale si potrebbe interrompere la spirale negativa dell’avarizia senza limiti dei governi. Restituire l’1% del bilancio comunale ai poveri per la lotta alla miseria è un provvedimento doveroso di giustizia che non necessita di ulteriori commenti. Serve solo agire.

b) Promozione dei Bilanci di Giustizia
Le propongo di distribuire alle famiglie un opuscolo (redatto gratuitamente dalla Casa per la nonviolenza) che illustri le possibilità offerte dall’iniziativa Bilanci di Giustizia, promossa dall’Associazione Beati i Costruttori di Pace. Con i Bilanci di Giustizia le famiglie, tenendo ogni mese un accurato bilancio delle spese, si impegnano a riconsiderare la struttura dei propri consumi e decidere quali di essi sono compatibili con i valori che si ritengono fondamentali, con un modello economico più giusto e rispettoso dell’uomo e dell’ambiente. Le famiglie sanferdinandesi si assumerebbero la responsabilità di cambiare un meccanismo economico non più tollerabile, rivedendo lo stile di vita familiare ed eliminando di volta in volta i consumi superflui. In appendice troverà lo schema mensile dei Bilanci di Giustizia.

c) Gemellaggi e scambi culturali tra le scuole di San Ferdinando di Puglia e le scuole di paesi del Terzo Mondo.
Al fine di diffondere nel nostro paese informazioni riguardanti la situazione, la cultura e la vita del Sud del mondo ed evidenziare i legami reciproci esistenti tra la condizione privilegiata dell’Occidente e quella dei paesi poveri, sarebbe bello ed utile realizzare dei gemellaggi tra scuole italiane e scuole del Terzo Mondo. I gemellaggi consistono in attività di scambio (disegni, lettere, foto, ecc.) orientate alla conoscenza reciproca. Questo sistema si rivela efficacissimo dal punto di vista educativo per gli studenti italiani, a motivo dell’alto grado di comprensione diretta di una realtà socio-economica del Sud del mondo, che solo rapporti non mediati possono garantire. (Per informazioni: ASSEFA – Amici Sarva Seva Farms fattorie al servizio di tutti. Associazione di cooperazione internazionale d’ispirazione gandhiana – via Roma, 10 – 18038 SANREMO (Imperia) tel. 0184/501459).

4. AMBIENTE (proposte per migliorare la qualità della vita urbana).

a) Promozione e diffusione delle energie alternative (pannelli fotovoltaici e solari).
La climatologia afferma che le condizioni ambientali della Terra sono in continuo peggioramento. Il riscaldamento del pianeta ha subìto in questi ultimi cinque anni una brusca accelerazione (+ 0,6 gradi). Ciò è dovuto all’accumulo dei cosiddetti gas di serra (anidride carbonica, metano, protossido di zolfo..). Oggi, per il riscaldamento, l’illuminazione, il trasporto e l’industria consumiamo energie ricavate da fonti fossili (carbone, petrolio, metano) e questo aggrava il problema del riscaldamento globale dell’ecosistema. L’imperativo del Protocollo di Kyoto (1997) è di rallentare drasticamente la crescita delle emissioni attraverso l’uso di fonti di energia alternative che non utilizzano il carbonio. Le conoscenze e le tecnologie non mancano all’umanità per ridurre la propria impronta ecologica. E’ solo una questione di sensibilità che presieda ad un’inversione delle priorità. Perché allora non collegare San Ferdinando di Puglia, per la prima volta, in modo chiaro ed incontrovertibile, ai problemi dell’intero pianeta in cui siamo inseriti attuando a livello cittadino il Protocollo di Kyoto con l’adozione di alcune misure previste per ridurre i gas di serra? Il nostro paese – come del resto il Sud Italia – è vocato per la produzione decentralizzata di energia solare. Non si capisce perché paesi come la Svizzera e la Danimarca, non favoriti da un’ottima esposizione solare, producano il trenta per cento dell’energia con il fotovoltaico, e noi niente! Intanto gli esperti hanno stimato che l’Italia centro-meridionale potrebbe soddisfare teoricamente il 90% del suo consumo elettrico adottando le tecnologie fotovoltaiche. Se il XIX secolo è stato caratterizzato dall’utilizzo del carbone, il XX dal petrolio e dall’uranio, il XXI vedrà affermarsi l’energia solare. Sta a noi saltare sul treno della storia o restare, come al solito, colpevolmente arretrati. A Saarbrucken, un piccolo paese in Germania, il 97% dell’energia consumata è prodotta dalla città stessa attraverso l’energia solare con strutture di produzione energetica decentralizzate. Per ogni 1000 abitanti esistono 30m2 di pannelli fotovoltaici. E a San Ferdinando di Puglia? La risposta è naturalmente: zero.
Perché non coinvolgere la cittadinanza nel progetto dell’energia solare creando una mobilitazione popolare sul fotovoltaico? Stimoliamo le famiglie ad essere energeticamente autosufficienti. Lavoriamo affinché fra vent’anni si modifichino i parametri che stabiliscono gli status symbol: oggi auto di lusso, ville esclusive e vestiti firmati, domani, si spera, pannelli fotovoltaici, aerogeneratori Savonius ed impianti di biogas. La proposta: Dotare il Comune, le scuole elementari e medie, l’Istituto Tecnico Commerciale, il Centro Culturale Polivalente, Il Centro sociale “Vita agli anni”, la Parrocchia Chiesa Madre, la Chiesa del Rosario e la Chiesa del Sacro Cuore, ecc. di pannelli fotovoltaici di potenza tale da rendere le suddette strutture energeticamente autosufficienti. Destinare annualmente il 50% dei fondi stanziati dal Comune per la Festa Patronale ad un fondo speciale per finanziare il Progetto Pannelli fotovoltaici per le Chiese di San Ferdinando di Puglia.
Non lasci che queste proposte restino sogni.

b) I diritti dei pedoni. Chiusura al traffico di alcune vie del centro per renderle “zone a traffico limitato”.
Ho già ampiamente scritto su questo argomento e sollecitato le amministrazioni comunali che si sono succedute in questi ultimi dieci anni. Non intendo dilungarmi ancora. C’è solo da agire. Nell’allegato 1 sono presenti delle fotografie del centro di Ferrara, la città in Europa con il maggior numero di ciclisti quotidiani. Qui il centro storico è interamente pedonalizzato e reso “zona a traffico limitato”. Non ci sono automobili, circolano solo pedoni e ciclisti. Gli utenti deboli della strada sono davvero tutelati. La bici è usata in alternativa all’automobile. I commercianti ferraresi non si lamentano, perché sanno che la chiusura al traffico del centro cittadino, aumentando il comfort ambientale e lo stato di benessere degli utenti pedonali, è una soluzione commercialmente vantaggiosa.

c) Sistema di strade pedonali e ciclabili cittadine.
Un cambiamento di tendenza rispetto al fallimentare progetto di una città monopolizzata dalle automobili potrebbe sfociare nella realizzazione di una rete di strade pedonali e ciclabili. Cinque, sei strade chiuse al traffico, riservate a chi va a piedi o in bicicletta, che colleghino la piazza (isola pedonale) con le zone periferiche, le scuole, le chiese e i supermercati. Impariamo dall’Olanda, un paese con più biciclette che abitanti e con imponenti reti di zone pedonali e piste ciclabili.

d) Moderazione del traffico urbano e potenziamento del verde. Meno cemento, più strade verdi.
La realtà da cui partire è sconfortante. Analizziamola. Come è stata progettata San Ferdinando di Puglia? La nostra cittadina è un insieme cementizio di case ammassate con lo schema geometrico degli accampamenti militari romani. Sorta, in principio, come un conglomerato a maglie fitte con case costruite le une attaccate alle altre, oggi la nostra cittadina si è notevolmente estesa conservando il medesimo schema originario di città rurale: una grossa coagulazione di abitazioni di agricoltori che quotidianamente si diffondono nei campi circostanti. La mancanza di verde è un problema comune nei paesi mediterranei e anche a San Ferdinando di Puglia è stato da sempre trascurato. Il verde presente all’interno del perimetro del paese è compresso in “aiuole Zen”, una ridicola astrazione della natura, come di chi sia abbacinato dall’idea di ricostruire un innaturale ambiente tropicale con il coccodrillo nella vasca da bagno. A San Ferdinando di Puglia ci sono – li ho contati personalmente – circa n.4092 alberi, divisi in 1709 pubblici e 2383 privati. Dividendo il numero degli alberi presenti nel perimetro del paese per il numero dei suoi abitanti (14.317 ab.), risulta un rapporto di un albero ogni 3 cittadini e questo se consideriamo anche gli alberi di proprietà privata. Restringendo l’analisi ai soli alberi pubblici il rapporto alberi/cittadini si fa ancora più esiguo: un albero ogni 8 cittadini. Decisamente troppo poco! Consideriamo che un buon 90% degli alberi di proprietà privata (quasi tutti pini di bordura), si trova nelle ville e nei condomini dei nostri cittadini più facoltosi più che per sensibilità ambientale, per questioni di pricacy e di sicurezza. Dunque il verde è oggi triste privilegio dei ricchi, di chi può permettersi di spendere centomila euro per una villa, o di chi può concedersi un weekend immerso nel verde. L’amministrazione comunale ha molto da lavorare per rendere San Ferdinando di Puglia una ridente cittadina immersa nel verde. Ma c’è davvero la volontà politica di realizzare tutto questo? Invito la Sua amministrazione ad imboccare con decisione la strada della limitazione del traffico privato. Occorre un intervento strutturale, un piano organico per migliorare la qualità vergognosa dell’ambiente urbano sanferdinandese. I problemi sono noti: un livello di traffico in proporzione molto simile a quello delle grandi città, strade strette e decisamente brutte, marciapiedi strettissimi, verde urbano inesistente, assoluto deficit di cultura ambientalista e di prevenzione della salute. I recenti lavori di pavimentazione dei marciapiedi in alcune strade del paese sono un esempio concreto di come si sia ancora “innamorati del cemento”. Perché lamentarsi allora se a monte del paese si sputa e a valle del paese saltano i tombini della fogna bianca?
Nell’allegato 1 Le consegno alcune idee per ripensare il modo di progettare le strade, rendendole zone pluriuso, con alberi e panchine sulla strada, zone libere per l’incontro delle famiglie e il gioco dei bambini, ecc.

e) Vigili urbani e messi comunali in bicicletta elettrica.
Le biciclette dovrebbero essere ricaricate con energia elettrica fornita da pannelli fotovoltaici.

f) Mini-autobus elettrico per collegare le zone periferiche del paese.

g) Campagna educativa per il risparmio idrico domestico e per la riduzione dell’usa e getta.
Ridurre il consumo di acqua potabile è un imperativo soprattutto per noi meridionali e per tutti gli abitanti del Sud del pianeta che versano in uno stato endemico di deficit idrico. L’emergenza acqua porterà a conflitti e guerre. Per dare risposte concrete alla drammatica crisi idrica la politica deve fare la sua parte realizzando le opere strutturali di ammodernamento delle condutture idriche ridotte a colabrodo, una adeguata politica idrica dei singoli bacini, ecc. Ma anche i cittadini devono fare la loro parte nel quotidiano, riducendo gli sprechi domestici. La Sua amministrazione può avviare una campagna educativa per il risparmio idrico casalingo. Si potrebbe realizzare un opuscolo da distribuire ad ogni famiglia con una serie dettagliata di consigli pratici per risparmiare acqua. Nello stesso opuscolo si può affrontare il problema della riduzione progressiva dell’usa e getta. In Italia il consumo pro capite di rifiuti è di 492 kg./anno, pari a 1,347 kg./giorno. I dati sulla produzione dei rifiuti ci dicono che la loro produzione è in continua crescita. Il 74% dei rifiuti finisce ancora in discarica. Per ridurre i rifiuti l’unica via è l’eliminazione dell’usa e getta in favore del riutilizzo e della gestione ciclica delle risorse, acquistando prodotti sfusi o con imballaggio essenziale, riparando gli oggetti invece di sostituirli, preferendo il vetro alla plastica, consumando meno inutilità. Al vertice della politica dell’usa e getta e della plastica ci sono gli inquinantissimi inceneritori (disperdono diossina, PCB, furari, ceneri con metalli pesanti). Non mi meraviglierei se tra qualche anno anche nel nostro Bacino “ecologico” sorgesse un inceneritore (denominato eufemisticamente dalla CEE “termodistruttore”). In Puglia già si parla di “termovalorizzazione”. Prevenire con la drastica riduzione dell’usa e getta è meglio che illudersi di curare con gli inceneritori.

5. SOCIETA’ (proposte per la partecipazione politica).

a) Decentramento politico per favorire la partecipazione popolare alle decisioni.
Un segno concreto di una politica rinnovata che voglia colmare il baratro che attualmente la divide dalla cittadinanza sanferdinandese sarebbe rappresentato dalla chiara volontà della Sua amministrazione di creare reale partecipazione dei cittadini. Oggi la politica partitica ricerca esclusivamente la militanza faziosa, si dibatte per la conquista del potere e naviga ben lontana dai reali bisogni dei cittadini, ridotti al ruolo di clienti e sudditi. Le propongo sull’esempio di Porto Alegre (Brasile) di creare i presupposti perché la popolazione torni a contare di più, a sentirsi corresponsabile delle cose da fare insieme in una serie di “assemblee decentrate, discutenti e deliberanti”.
A Porto Alegre questa esperienza si è concretizzata in un piano organizzativo di assemblee di quartiere e di assemblee tematiche, aperte e libere, sui temi del lavoro, ambiente, cultura, assistenza sociale, urbanizzazione, emarginazione e volontariato, per discutere dei problemi e stabilire le priorità, dove, per che cosa e come spendere i soldi pubblici, ecc.
Non è vero che alle assemblee di base parteciperebbero in pochi. L’esempio di Porto Alegre dimostra il contrario. Così la politica ritornerebbe effettivamente ai cittadini.

Una nuova grammatica politica è possibile! Non spaventi la meta e soprattutto non serva da alibi al fatalismo ed alla sclerotizzazione delle energie vitali e creative.
Mi auguro di poter camminare insieme a Lei e alla cittadinanza a piccoli passi verso la città che vogliamo.
Cordiali saluti.

Matteo Della Torre

Fonte: www.uomoplanetario.org

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