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Movimento cittadinanza attiva per un comune virtuoso (San Ferdinando di Puglia)

Per una città fuori dal “comune”

Nel mezzo delle grandi manovre politiche per la spartizione dei “divani” del potere, presentiamo ai cittadini e ai partiti di San Ferdinando di Puglia un Programma politico per le elezioni comunali del maggio 2007.

Per bene cominciare alcune precisazioni introduttive:

Primo – Al nubifragio di vuoto chiacchiericcio, epiteti ed insulti che caratterizzano i monologhi degli esponenti della partitocrazia locale noi non aggiungeremo neanche una goccia.

Secondo – La migliore critica è una proposta alternativa. Di conseguenza, ciò che segue è un programma politico zeppo di idee alternative, semplici e paurosamente concrete. La lunghissima siesta pomeridiana del pensiero in mezzo ad un paese “ossificato” ha più che mai bisogno della rivoluzione del “buon senso”.

Terzo – Il programma e le idee politiche concrete sono da sempre i grandi assenti della politica di casa nostra. Nei lunghi comizi e sui tabelloni in piazza, neppure un accenno (quasi fosse un tabù) a programmi e proposte pratiche, solo un blablabla ininterrotto di frasi fatte, di retorica rattrappita, nel peggiore stile televisivo. Ma, dice un proverbio cinese, “il riso non si cuoce con le chiacchiere”.

Quarto – Ciò che segue è il tentativo di riportare i programmi al centro del dibattito e del confronto tra le forze politiche. E’ necessario recuperare la centralità del programma elettorale e la priorità decisiva dei progetti per il futuro del paese in esso racchiuso.
Quale futuro per San Ferdinando ha in mente la nostra classe dirigente? Quanto tempo i nostri politici dedicano allo studio, alla riflessione e all’aggiornamento per individuare percorsi nuovi per una comunità cittadina capace di futuro? Se la maggior parte delle energie di un politico è spesa per convincere altri uomini di essere il leader, per formare le “coalizioni politiche”, per leggere i quotidiani, preparare i comizi e litigare in famiglia, dove si trova il tempo per pensare, studiare, approfondire ed aggiornarsi?
Si ha la netta sensazione che il programma elettorale sia una scocciatura imposta dal “gioco” democratico, tanto per far credere al cittadino “cretino” che ha il potere di scegliere tra due proposte programmatiche diverse.
Per noi il programma è una cosa seria. Programma e idee nuove, dunque!

Per una città fuori dal “comune”

Questo Programma politico non contiene utopie o sogni da visionario, ma una serie incredibile di proposte costruttive e concrete, che l’esperienza di decine di Comuni italiani “virtuosi” ha dimostrato essere realizzabili.

Guardare ai Comuni “virtuosi” italiani

I cittadini e i politici di San Ferdinando cosa aspettano ad alzare lo sguardo al di là del recinto paesano per rivolgerlo verso orizzonti nuovi? Questo è il tempo opportuno per aprirsi ad idee e realtà diverse, ad una visione d’insieme che parte dal paese per abbracciare il mondo. Ciò significa conoscere e lasciarsi ispirare dal protagonismo socio-ambientale di decine di piccoli e grandi comuni italiani “virtuosi” , che hanno avviato politiche concrete e coerenti di cambiamento dal fresco profumo di bucato appena lavato. Ne citiamo solo alcuni: Colorno (PR), Varese Ligure (SP), Ferrara, Trezzano Rosa (MI), Monsano (AN), Carugate (MI), Bressanone, Bolzano (BZ), Savigliano (CN), Poggibonsi (FI), Reggio Emilia, Tavazzano con Villavesco (LO), Cremona, Lecce, Melpignano (LE), Brindisi, Berlingo, Formigine (MO), Rignano sull’Arno (FI), Montebelluna (TV), ecc.

Le iniziative di queste amministrazioni comunali, se raffrontate ai ritardi inquietanti della nostra realtà paesana, da sempre rimasta al palo dell’innovazione, sembrano concepite e realizzate da alieni. E’ un aspetto preoccupante su cui riflettere.

Non aver paura del cambiamento

Questo programma non è adatto al cittadino o al politico che ha paura del cambiamento . Ripensare la città, innovare e guardare avanti si può – e le città “virtuose” lo dimostrano – a condizione che i politici rinuncino a razzolare a livello delle poltrone concupite. Ai politici locali, dall’anima profondamente conservatrice (a sinistra come a destra) manca il coraggio di scommettere, di rischiare la poltrona, l’impopolarità. Hanno una paura terribile di essere mandati a casa e per anni hanno scelto di non scegliere.
Se non troveremo una nuova classe politica formata da gente diversa ed in gamba – non gli epigoni dei soliti cattivi maestri – che avrà il coraggio di scompaginare le logiche jurassiche del potere, il nostro paese continuerà ad essere, come vedremo, una realtà ferma ai blocchi di partenza dell’innovazione socio/ambientale.

Per spiegare meglio quanto finora scritto, vi offriamo l’esempio concreto di un sindaco, il brasiliano Jaime Lerner della città di Curitiba , che ha cambiato il volto della sua città rendendola una delle realtà più evolute al mondo e protagonista di una delle più grandi esperienze di cambiamento sociale che sia stata mai realizzata. Prima di lasciarvi alla descrizione di Curitiba e del suo sindaco, scritta da Dario Fo, occorre sottolineare che, dopo aver fatto tutte le opere innovative e apparentemente impopolari che leggerete, Jaime Lerner non è stato mandato a casa dai suoi concittadini, ma ha fatto carriera divenendo Governatore dello Stato del Paranà .

“Curitiba non è una piccola comunità alternativa. E’ una città di quasi 2 milioni e mezzo di abitanti. Si trova nel sud del Brasile. Non si tratta neanche di una storia nuova: va avanti da 30 anni. Nel 1971, in piena dittatura fascista, una serie di casualità portarono alla designazione di Jaime Lerner come sindaco della città. Lo avevano scelto perché era un inoffensivo esperto di architettura. Un trentatreenne che non si era mai impegnato politicamente e che sembrò l’ideale per mettere d’accordo le diverse fazioni al potere.
Jaime Lerner ci mise un po’ ad organizzarsi, poi nel 1972 decise di creare la prima isola pedonale del mondo. Lerner sapeva di avere contro buona parte della città. I commercianti erano terrorizzati dall’idea che i loro affari fossero danneggiati dal divieto di accesso al centro delle auto. E gli automobilisti odiavano l’idea di dover andare in centro a piedi. I maligni dicono che aveva paura che la sua iniziativa fosse bloccata da un esposto in tribunale. Resta il fatto che i lavori iniziarono proprio un venerdì, un’ora dopo la chiusura del tribunale. Un’orda di operai invasero il centro della città e iniziarono a sistemare lampioni e fioriere, ripavimentare le strade e scavare aiuole piantandoci alberi. Lavorarono ininterrottamente per 48 ore. Quando il primo contingente crollò stremato fu sostituito da un secondo battaglione di operai e andarono avanti così. Il lunedì mattina, quando il tribunale riaprì, i lavori erano finiti. Crediamo che nella storia del mondo nessuna opera pubblica fu mai realizzata altrettanto velocemente.

I cittadini di Curitiba se ne stavano a bocca aperta. Erano state piantate migliaia di piante fiorite. Una cosa mai vista. E la popolazione si mise a strappare tutti i fiori per portarseli a casa. Ma Lerner lo aveva previsto e già erano pronte squadre di giardinieri che sostituivano immediatamente le piante. Ci vollero un po’ di giorni ma alla fine i cittadini smisero di rubare i fiori. I commercianti poi erano stupiti perché si accorsero che il centro cittadino trasformato in salotto eccitava le vendite. E quando il sabato successivo un corteo di auto dell’Automobil-club tentò di invadere l’isola pedonale si trovò nell’impossibilità di farlo perché migliaia di bambini stavano dipingendo grandi strisce di carta che coprivano buona parte della pavimentazione. Da allora tutti i sabati i bambini della città si ritrovano nell’isola pedonale a coprire di disegni meravigliosi enormi rotoli di carta stesa per terra.

La seconda operazione di Lerner fu quella di creare un sistema di trasporti rivoluzionario con strade principali riservate agli autobus e particolari rampe coperte da tubi trasparenti che portavano il marciapiede sullo stesso piano dei mezzi pubblici, permettendo ai passeggeri di salire sull’autobus senza fare scalini e quindi più rapidamente. Queste rampe davano la possibilità di accedere ai trasporti pubblici anche a chi era su una carrozzina a rotelle. Particolare attenzione fu data ai collegamenti con i quartieri poveri della città, furono acquistati autobus composti da tre vagoni, con porte più grandi che si aprivano in corrispondenza delle porte scorrevoli delle rampe coperte. Per tagliare i costi e i tempi furono anche aboliti i bigliettai e si decise di fidarsi del fatto che se i trasporti funzionavano veramente i cittadini pagano volentieri il biglietto. Grazie a queste innovazioni i tempi di percorrenza degli autobus di Curitiba sono 3 volte più veloci e trasportano in un’ora 3 volte il numero dei passeggeri, con un rapporto tra il denaro investito e i passeggeri trasportati superiore del 69%. Praticamente avevano creato una straordinaria metropolitana a cielo aperto.

Le autovie di Curitiba trasportano 20 mila passeggeri all’ora (più di quanti viaggino sui mezzi pubblici di New Jork). Gli autobus percorrono ogni giorno una distanza pari a 9 volte il giro del mondo. Rio de Janeiro ha una metropolitana che trasporta un quarto di passeggeri e costa 200 volte di più.

Grazie a questa gestione oculatissima dei costi le linee di trasporto si autofinanziano con il solo costo dei biglietti (circa 50 centesimi), ammortizzano i costi di un parco mezzi costato 45 milioni di dollari, offrono utili alle 10 imprese che hanno in appalto il servizio e remunerano il capitale investito con un tasso di profitto del 12% annuo. L’autorizzazione rilasciata ai gestori del servizio è revocabile all’istante. Le banche, restie a collaborare con altre amministrazioni locali, sono ben disponibili a prestare denaro al comune di Curitiba.

I trasporti sono talmente efficienti che nel 1991 un quarto degli automobilisti della città aveva rinunciato a possedere un’auto e che il 28% dei passeggeri pur possedendo un’auto preferiva non usarla. E questo nonostante il traffico sia molto scorrevole e gli ingorghi sconosciuti.

A questo rifiuto di massa dell’auto contribuiscono anche 160 chilometri di piste ciclabili. Iniziare la riforma della città dai trasporti per Lerner era fondamentale perché egli teorizza che nulla influenza più rapidamente la coscienza dei cittadini quanto l’efficienza dei mezzi pubblici.

Ma la riforma non si è fermata ai trasporti. Il problema delle baraccopoli e della miseria è stato affrontato trovando sistemi semplici in grado di offrire effetti positivi immediati e un cambiamento radicale della cultura a lungo termine. E’ la fantasia delle soluzioni quello che stupisce di più. Sembrano pazze ma contengono un’efficienza enorme.

Ci sono servizi di distribuzione quotidiana di pasti gratuiti. Sono state costruite 14 mila case popolari. Ma si è agito anche distribuendo piccoli pezzi di terra per orti e per costruire case. I materiali di costruzione vengono acquistati con un finanziamento comunale a lungo termine ripagato con rate mensili pari al costo di due pacchetti di sigarette. Ogni nuova casa riceve poi in regalo dal comune un albero da frutta e uno ornamentale. Il comune offre anche un’ora di consulenza di un architetto che aiuta le famiglie a costruirsi case più confortevoli ed armoniose. I quartieri poveri di Curitiba sono i più belli del mondo.

Esiste un servizio di camioncini che girano per la città scambiando due chili di immondizia suddivisa con buoni acquisto che permettono di acquistare un chilogrammo di cibo (oppure quaderni, libri o biglietti per gli autobus). Così il 96% dell’immondizia della città viene raccolta e riciclata [I cestini per i rifiuti sono doppi: per l’organico e per l’inorganico, n.d.r.]. [Uno degli slogan che caratterizzano la città è “la spazzatura che non è spazzatura”. Praticamente tutta la carta raccolta viene riciclata e, come spiega orgogliosamente un cartello elettronico che campeggia in mezzo al parco, “50 chili di carta riciclata bastano a salvare un albero. Il riciclaggio della carta ha salvato finora 4’693’559 (il numero aumenta di secondo in secondo) alberi. n.d.r.]. Il che ha permesso di risparmiare milioni di dollari per costruire e gestire una discarica. Attraverso la pulizia della città e una migliore alimentazione della popolazione povera si è ottenuto un netto miglioramento della salute.

Il tasso di mortalità infantile è un terzo rispetto alla media nazionale. Ci sono 36 ospedali con 4500 posti letto, medicinali gratuiti e assistenza medica diffusa sul territorio. Ci sono 24 linee telefoniche a disposizione dei cittadini per informazioni di ogni tipo. Una di queste linee fornisce ai cittadini più poveri i prezzi correnti di 222 prodotti di base. In questo modo si garantisce ai consumatori di non cadere vittime di negozianti disonesti.

Ci sono anche 30 biblioteche di quartiere con 7000 volumi ciascuno. Si chiamano “Fari del sapere” e sono casette prefabbricate e dotate di un tubo a strisce bianche e rosse alto 15 metri. Sulla sommità della torre c’è una bolla di vetro dalla quale un poliziotto controlla che bambini e anziani possano andare in biblioteca indisturbati.

Ci sono 20 teatri, 74 musei e centri culturali e tutte le 120 scuole della città offrono corsi serali. Vengono organizzati corsi di formazione professionale per 10 mila persone all’anno. Gli abitanti di Curitiba sono collegati a un “Telefono della solidarietà” che permette di raccogliere elettrodomestici e mobili usati che vengono riparati dagli apprendisti artigiani e rivenduti a basso prezzo nei mercati o regalati.

Grazie al microcredito, una volta imparato un mestiere i giovani possono aprire un’attività in proprio. Vengono aiutati anche coloro che vogliono diventare commercianti ambulanti attraverso la concessione di autorizzazioni al commercio facilitate. Ed è proprio la logica con la quale si affrontano i problemi ad essere diversa. Ad esempio, le azioni di un gruppo di giovani teppisti che strappavano fiori all’orto botanico furono interpretate come una richiesta di aiuto e i ragazzi furono assunti come assistenti giardinieri. Un’altra grande iniziativa di Lerner è stata quella di creare decine di parchi dotati di laghetti e di piantare ovunque alberi. Curitiba è la città più verde del mondo (55 m2 per abitante, n.d.r.). Insomma un paradiso con il 96% di alfabetizzazione (nel 1996). Gli abitanti che hanno un titolo di studio superiore sono l’83%. La città ha un terzo in meno dei poveri del resto del Brasile e la vita media arriva a 72 anni, grossomodo quanto negli USA, ma con un reddito procapite che è solo il 27% di quello degli Stati Uniti. Insomma, per essere una città del Terzo Mondo non è male…

A questo punto però c’è da chiedersi come mai l’esperienza di Curitiba non sia conosciuta in Italia. Abbiamo fatto una ricerca e ci hanno detto che anni fa la rivista Nuova Ecologia pubblicò un lungo servizio su questo miracolo dell’onestà creativa e anche l’Espresso ne parlò. Allora come è successo che Curitiba non è diventata un esempio da imitare? Perché queste tecniche ingegnose ed entusiasmanti non sono diventate il cavallo di battaglia della nostra sinistra? Cosa hanno i nostri politici? Sono sprovvisti di senso pratico? Sono ammalati di serietà? Non sanno più sognare?”.

(Dario Fo)

Partire dal Municipio per cambiare il mondo

La dimensione della municipalità è la via più immediata e sicura per contribuire ad edificare un mondo migliore, nel quale esistono 194 Stati nazionali e 2 milioni di municipalità. Il singolo cittadino può incidere relativamente poco sullo Stato, mentre può influire moltissimo nella municipalità di appartenenza, quindi in ambito locale.

Una chiara visione d’insieme porta a concludere che non ci sono risposte ai problemi di San Ferdinando delimitate dagli angusti confini territoriali e sganciate dalle istanze che provengono dal più ampio contesto globale, perché ogni scelta locale ha delle implicazioni planetarie.

Il primo comizio del sindaco di Monsano , Sandro Sbarbati, iniziò con queste parole: “Abbiamo sogni, utopie, strategie, entusiasmo. Al primo posto di ogni politica, anche in un piccolo paese, non possono esserci che ambiente, rapporti con il Sud del Mondo e un modo diverso di consumare” . Che respiro profondo abbiamo fatto leggendo queste parole. Sorgerà mai il giorno nel quale sentiremo proferire simili parole da un cadidato sindaco in un pubblico comizio? Si dirà: “Ci vorrebbe un politico “illuminato”, un evidente ossimoro, una stridente contraddizione in termini, se pensiamo agli attuali politici sanferdinandesi.

Ripartiamo da zero

Durante un comizio, nel corso della campagna elettorale per le comunali del 2002, un leader del centro-sinista paragonò San Ferdinando ai paesi limitrofi e, con molta propaganda e poca verità, arrivò a dire che la nostra era una delle migliori realtà amministrative della Puglia, invidiata e copiata. Ai cittadini distratti o compiacenti si può cacciar balle e farla franca. La realtà purtroppo è ben diversa. La fotografia della situazione del paese (al 5 marzo 2007) è sconfortante. Non solo il nostro paese non è una delle migliori realtà pugliesi, ma se paragonata ai paesi limitrofi, che certo non brillano per innovazione o sensibilità ambientale, è decisamente la peggiore.
Nella tabella 1.0 (vedi: documento allegato) abbiamo confrontato San Ferdinando con le città di Trinitapoli, Margherita di Savoia, Cerignola, Barletta e Canosa, sulla base di un elenco di alcuni provvedimenti amministrativi elementari (tipo le strisce pedonali di attraversamento) ed altre iniziative socio-ambientali qualificanti realizzate dai Comuni virtuosi. Notiamo che San Ferdinando di Puglia non occupa il primo posto di questa speciale classifica, capeggiata da Trinitapoli, ma detiene con pieno merito la maglia nera in fondo al gruppo totalizzando vergognosamente zero punti. Queste non sono opinioni, ma dati oggettivi facilmente verificabili. Come è evidente, a San Ferdinando non ci sono neanche le striscie pedonali ordinarie (quelle bianche), la villa comunale è sempre chiusa, non abbiamo impianti fotovoltaici o solari sugli edifici pubblici, Zone a Traffico Limitato nel centro cittadino, piste ciclabili, mense biologiche e così via elencando…
Il nostro poco incoraggiante zero è il punto di partenza da cui muovere per rinnovare la vita della comunità per vivere in una città fuori dal “comune”.

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