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Matteo Della Torre

E’ per me una grande gioia ed un privilegio ospitare su “Il grido dei poveri”, in occasione del 15° anniversario della sua fondazione, la riflessione-testimonianza di Padre Gaspare Di Vincenzo, missionario comboniano.

Nel leggere le parole di Padre Gaspare, sono stato assalito da forti emozioni contrastanti: commozione, entusiasmo, rabbia, amarezza. Ho subito capito di trovarmi in presenza di un prete vero, animato dal grande sogno di Gesù Cristo. Un maestro, per la lucidità e la profondità del suo pensiero, ma soprattutto un testimone coraggioso, che ha dato forma a valori autenticamente cristiani. Risuonano nella mia mente le parole di Papa Paolo VI: “Il mondo non ha bisogno di maestri, ma di testimoni. E seguirà i maestri solo se saranno stati testimoni”. Chapeau, giù il cappello, dunque!

La testimonianza di Padre Gaspare riluce ancor più per contrasto, se confrontata con l’immobilismo passatista della Festa Patronale di San Ferdinando di Puglia, che nulla ha a che vedere col “celebrare il Signore della vita nell’oggi della storia”. Benedetto e lodato da noi è solo “il dito” del proverbio cinese: “se a uno stupido gli indichi il cielo con il dito, lo stupido si ferma a guardare il dito”. Non c’è spazio alcuno per l’innovazione.

Da sei anni la Casa per la nonviolenza sta lottando per cambiare il volto delle Feste patronali. Abbiamo raccolto molti consensi, a livello nazionale e locale, da nomi autorevoli del mondo della cultura, della teologia, della politica, dell’associazionismo, del clero. Ma c’è un blocco, una tenace resistenza.

Padre Gaspare non è un marziano, ma alla nostra latitudine sembra tale. E’ un prete che fa il lavoro del prete, e il lavoro del prete è portare gli uomini a Cristo. I segni di cambiamento della Festa patronale realizzati a Licata – l’abolizione (!) dei fuochi d’artificio, della banda, delle luminarie, degli spettacoli musicali, la trasformazione della processione in pellegrinaggio, e soprattutto lo spostamento del denaro raccolto dallo spreco alla carità cristiana – ci dicono che questo sacerdote-missionario ha fatto bene il suo dovere, nulla più, senza fare calcoli di opportunità, nè di rischio personale o per la carriera. Si è affidato a Dio, con retta intenzione e per una giusta causa, e Dio gli ha dato la vittoria. Chapeau!

L’esempio di Padre Gaspare stride con una condizione generale della Chiesa cattolica che sta scivolando paurosamente verso posizioni ultraconservatrici.

La nomina di Mons. Angelo Bagnasco, ex-Ordinario militare d’Italia ed ex-Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito Italiano, alla presidenza della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) è un segno inequivocabile che nella Chiesa ufficiale il vento soffia decisamente a destra.

Potrà mai tuonare il capo dei vescovi d’Italia con le stellette (vedi foto: notate le stellette da generale esibite dal vescovo) contro la guerra, la violenza diretta, lo sperpero per le spese militari nel mondo (1.118 miliardi di dollari all’anno, pari a 173 dollari per ogni abitante della terra, il 2,5% del Pil mondiale)? Potrà mai gridare contro l’ingiustizia e il sopruso?

Oggi l’umanità ha tutti i mezzi necessari per realizzare la profezia di Isaia e contemporaneamente mettere in scacco la guerra e sconfiggere la miseria. Se esistono ancora miliardi di fratelli che vivono in condizioni di estrema povertà è perché i popoli ricchi, che potrebbero fare qualcosa, volgono la testa dall’altra parte per non vedere. E la Chiesa cattolica che fa? Come non avvertire l’evidenza che non c’è nulla di più inutile e perverso delle spese militari? Perché i cardinali invece di tuonare contro questa ingiustizia, benedicono le portaerei (come ha fatto il card. Bertone) e le guerre? Perché nelle parrocchie non si parla mai di Obiezione alle Spese Militari, Opzione fiscale, Difesa Popolare Nonviolenta?

Come mai lo Stato ti obbliga a dare il 5 per cento delle tue tasse perché dilapidi 36 miliardi di euro all’anno per le spese militari e la Chiesa non dice niente? Neppure una piccola nota ufficiale vincolante per i cattolici da parte della CEI, come nel caso delle unioni di fatto. Può far valere l’etica del “non uccidere” un cardinale-generale? Può la Chiesa abbandonare il tradimento evangelico rappresentato dalla dottrina della “guerra giusta”, sanando l’incoerenza che la porta a mantenere in vita l’Ordinariato e i cappellani militari, come anticipazione profetica dell’inevitabile e profondo processo di rifondazione della difesa delle nazioni, con una CEI presieduta da un ex militare?

Quando i laici-credenti leveranno la loro voce contro questi scandali? Accadrà solo quando la Chiesa smetterà di essere, come autorevolmente scrive il teologo Hans Kung, una “galera medioevale di minorenni” che coltiva un laicato acefalo, clericalizzato, passivo, acritico, dalla religiosità schizzoide, che non deve pensare ma solo “obbedire, pregare, pagare e soffrire”; anime belle dalla spiritualità crudelmente individualista.

Per concludere, la speranza nella Chiesa non è riposta nelle mani della Chiesa-istituzione o nei conservatori, ma in quelle sacche di resistenza che sopravvivono al suo interno, piccole avanguardie di cristiani che costituiscono la Chiesa di frontiera. Noi crediamo in questa Chiesa, che si schiera della parte degli ultimi, che sa spendersi per dare parola e diritti ai poveri, che sa pronunciare ancora parole nuove, di liberazione, pregne della carica sovversiva del Vangelo, capaci di far sognare, pronunciate da sacerdoti e laici lordi di terra e sudore. *

Matteo Della Torre

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