Home»Nonviolenza»Spiritualità nonviolenta»Il sacrestano mette la svastica al braccio
Sacrestano con svastica

Erika Camasso

VIGEVANO (Pavia) — Non fosse per il luogo in cui lavora, una chiesa, forse ci sarebbe stato chi non si sarebbe stupito più di tanto. Ma quando hanno visto il loro sacrestano accoglierli davanti al sagrato con una svastica al braccio, tra i fedeli della parrocchia di San Francesco, a due passi dalla Piazza Ducale di Vigevano (Pavia), è scoppiato un vero putiferio.

«È una cosa vergognosa», è il coro unanime dei parrocchiani. Eppure Angelo Idi, 51 anni, sacrista da cinque, che pure rischia una denuncia, proprio non capisce il motivo di tanto scompiglio: «È stata una mia libera espressione — replica con fare sorpreso il sacrista —. Siamo ancora in un Paese libero, o no?». La sua libertà il sacrestano l’ha voluta esprimere così, indossando al braccio sinistro la fascia rossa con il simbolo nazista.

Il giorno era martedì, guarda a caso la giornata di commemorazione delle vittime della Shoah. «Veramente non lo sapevo — si giustifica —, ma non mi pare comunque che in questi anni gli israeliani abbiano avuto la mano leggera con i palestinesi». Così, mentre in Israele si ricordava l’Olocausto, Idi stazionava sul sagrato della chiesa di San Francesco con il bracciale di Hitler in bella mostra e salutava i fedeli che uscivano dalla messa. Capello cortissimo e occhialini tondi dietro a due occhi dall’espressione indecifrabile, Angelo Idi non ha problemi a parlare delle sue idee politiche. «Sì, io sono di estrema destra — ammette — e sono fiero di esserlo. Mi sento il portavoce delle Brigate Nere, dei giovani combattenti della Repubblica di Salò che non hanno svenduto il loro onore e la patria, come invece hanno fatto coloro che, definendosi combattenti, hanno fomentato una guerra fratricida».

Lui che al periodico «La Legione » ha pure scritto una lettera per porgere le scuse dell’Italia alla famiglia Mussolini, non vede nessun conflitto tra politica e religione. «In chiesa lavoro col massimo dell’impegno — dice —. Del resto quanti buoni cattolici votano a sinistra e quanti si sono espressi a favore dell’aborto?» Il vescovo Baggini, fa sapere di non aver dichiarazioni da fare in merito alla vicenda, mentre il telefono del parroco, monsignor Paolo Bonato, squilla a vuoto. Il capogruppo di Rifondazione, Roberto Guarchi, chiede a gran voce l’allontanamento del sacrestano: «È un fatto inammissibile — commenta — va rimosso dall’incarico».

Fonte: www.corriere.it

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