Home»Nonviolenza»Franz Jägerstätter: l’obiettore-contadino che disse No ad Hitler

Franz Jägerstätter
Franz Jägerstätter

La vita

Nato il 20 maggio 1907 da Rosalia Huber e Franz Bachmeier a Sankt Radegund (Alta Austria), crebbe presso la nonna Elisabeth Huber, perché i genitori erano troppo poveri per sposarsi. Nel 1917 sua madre sposò il contadino Heinrich Jägerstätter, che adottò Franz.

Quando il padre adottivo morì senza figli nel 1933, Franz ne ereditò la proprietà. Nel 1936, sposò Franziska Schwaninger. Lo studio della letteratura sacra e la frequentazione della chiesa lo portarono alla convinzione che la sua fede cattolica fosse incompatibile con il nazionalsocialismo.

Dopo l’Anschluss dell’Austria alla Germania nazista, il 12 marzo 1938, Jägerstätter rifiutò l’incarico di sindaco che gli era stato offerto. In occasione del plebiscito sull’annessione, il 10 aprile, fu l’unico a votare “no” nel suo paese. Jägerstätter espresse la sua resistenza al nazionalsocialismo non partecipando più alla vita pubblica del paese, rifiutando facilitazioni offerte dal partito nazista.

Nell’estate del 1940 Jägerstätter venne arruolato nella Wehrmacht, ma dopo pochi giorni poté ritornare alla sua fattoria grazie all’intervento del Sindaco. Nell’ottobre 1940 egli venne richiamato alle armi per la formazione da recluta presso Enns. Là entrò nel Terzo Ordine di San Francesco l’8 dicembre 1940. Su richiesta del suo Comune venne dichiarato „indispensabile“, poté tornare alla sua famiglia e divenne in seguito sacrestano della sua parrocchia.

L’esperienza negativa nell’esercito e il programma nazionalsocialista sull’eutanasia che conobbe in quel periodo rafforzarono la sua decisione di non tornare alla vita militare. Dichiarò anche apertamente che, come cattolico credente, non poteva prestare servizio militare, poiché lottare per lo Stato nazionalsocialista sarebbe stato contrario alla sua coscienza. Il suo ambiente cercò di dissuaderlo, ricordandogli le responsabilità verso la propria famiglia, ma i suoi principi non vennero indeboliti. Perfino il vescovo della diocesi di Linz, Josephus Calasanz Fließer, lo consigliò di desistere dall’obiezione di coscienza. Sua moglie Franziska lo supportò in questa decisione, benché conscia delle conseguenze.

Il 23 febbraio 1943 ricevette la chiamata alla Wehrmacht nella città di Enns, dove si presentò il 1 marzo. Dopo aver manifestato l’intenzione di obiettare venne trasferito nella prigione militare per gli indagati di Linz. Solo lì seppe che anche altre persone rifiutavano il servizio militare, e che opponevano resistenza al nazionalsocialismo. Il 4 maggio venne trasferito a Berlino-Tegel. Lì si rifiutò ancora di ritirare la sua obiezione di coscienza. Il 6 luglio il Tribunale di Guerra del Reich di Berlino-Charlottenburg lo condannò a morte per sovversione dell’esercito. Il tribunale non prese in considerazione la sua disponibilità ai servizi di sanità. La sentenza venne eseguita il 9 agosto 1943 a Brandenburg an der Havel.

Dopo la fine della guerra, l’urna con le sue ceneri fu portata a Sankt Radegund per essere là tumulata il 9 agosto 1946.

I riconoscimenti

La vita di Jägerstätter non trascorse senza contraddizioni e soluzioni di continuità. Da un lato fu gaudente in gioventù, un trascinatore nelle risse fra ragazzi dei paesi vicini, possedette per primo una moto nel suo paesino, da lavoratore in Donawitz perse quasi la fede, poi però espresse l’intenzione di entrare in convento. Su consiglio del suo parroco rimase un contadino, scrisse poesie, forse testimoniò per un bambino sventurato e fu in seguito un padre di famiglia amorevole.

La sua morte è tuttora controversa. A sua moglie Franziska è stato più volte rimproverata parte della colpa nella morte del marito, non avendolo dissuaso dall’obiezione di coscienza. Dato che Jägerstätter non fu un membro della resistenza, a sua moglie venne riconosciuta una pensione da vedova, secondo la legge austriaca sulle vittime di guerra, solo nel 1950, dopo aver ricevuto molti rifiuti. Solo dopo molte resistenze il suo nome venne accettato fra le vittime della guerra nel mausoleo di St. Radegund.

Benché avesse tentato di vivere la sua vita coerentemente alla sua fede, anche nella Chiesa cattolica Jägerstätter venne rifiutato da molti, poiché perseguiva un’idea diversa da praticamente tutti gli altri fedeli e religiosi. Un articolo su di lui che doveva apparire sul Giornale della Chiesa di Linz nel 1946 venne bloccato prima della pubblicazione su indicazione del vescovo Fließer.

Solo dopo alcuni decenni iniziò una lenta opera di rielaborazione e di valorizzazione della vita di Jägerstätter. Il libro di Gordon Charles Zahn In Solitary Witness. The life an death of Franz Jägerstätter ispirò il movimento pacifista cristiano Pax Christi negli USA, e rafforzò Daniel Ellsberg nel suo impegno contro la guerra del Vietnam. Axel Corti girò nel 1971 un film dal titolo Der Fall Jägerstätter (Il caso Jägerstätter), che originò alcune discussioni. Il ruolo principale venne interpretato dal noto attore austriaco Kurt Weinzierl.

Nel 1993 la Posta austriaca lo onorò con l’uscita di un francobollo commemorativo, e la sua fattoria venne dichiarata monumento nazionale. Nel 1997 il Tribunale di Berlino annullò la sentenza di morte pronunciata contro di lui. Il compositore ceco Pavel Smutný (1975) scrisse nel 1998/1999 una “Missa Heroica“ per contribuire alla causa di beatificazione.

La beatificazione

Il 26 ottobre 2007 presso la cattedrale di Linz (Austria) viene proclamato Beato. Nel 1997 venne iniziata la causa di beatificazione su base diocesana. Come postulatore venne nominato Manfred Scheuer, vescovo di Innsbruck dal 2003. Il 1 giugno 2007 Papa Benedetto XVI ha autorizzato la pubblicazione del decreto che riconosce il suo martirio, aprendo così le porte alla sua beatificazione.

(Fonte: Wikipedia)

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