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Mohandas K. Gandhi
Mohandas K. Gandhi

“E’ probabile che le generazioni future stenteranno a credere che un simile uomo sia mai esistito sulla terra in carne ed ossa”.  (Albert Einstein)

Matteo Della Torre (a cura)

Mohandas Karamchand Gandhi (il cui nome letterale significa “fascinazione speziale schiavo d’azione luna”) nasce il 2 ottobre 1869 a Porbandar, una città di pescatori nello stato del Gujarat, da una benestante famiglia indù vaishnava facente parte della setta Pranamin (visnuita con inclinazioni giainiste) e appartenente ad un sottogruppo (modh banya) della terza casta dei mercanti (vaisya), dopo quella dei sacerdoti (bramini) e dei guerrieri (kshatriya), seguita da quella dei servi (sudra). Il padre, Karamchand Gandhi (Kaba Gandhi), uomo di poca cultura ma incorruttibile e caparbio, come anche il nonno Uttamchand, era Primo Ministro (diwan) del principato del Porbandar. Uomo poco religioso, si sposò per la quarta volta con Putlibai, una donna analfabeta ma “profondamente religiosa” ed ascetica, dedita a digiuni e severe penitenze, dalla cui santità Gandhi fu profondamente influenzato. Mohandas (chiamato in famiglia affettuosamente Mohania) è l’ultimo dei quattro figli nati da questo matrimonio (Raliatbehn, Lakshimidas, Karsandas e Mohandas).

1876 – Frequenta le scuole elementari con risultati “mediocri”. Di questo periodo è quella che Gandhi definisce una “tragica” amicizia con un ragazzo musulmano (Sheik Mehtab), che egli decide di frequentare con l’intento di convertirlo a migliore vita. Ma è l’amico a spingere Gandhi a cibarsi di carne. Sperimenta con lui ogni sorta di trasgressioni: piccoli furti, fumo e finanche un puerile tentativo di suicidio. Nauseato da queste imprese Gandhi decide di redimersi confessando tutto al padre. Questa confessione desterà nel padre lacrime e sofferenza, tanto da indurre Mohandas a non trasgredire mai più. Comprende già allora che la morale è alla base di tutte le cose e che la morale è verità. Inizia il cammino di ricerca della verità.

1881 – Compie gli studi superiori presso la Alfred High School a Rajkot, dove il padre si era trasferito per ricoprire l’incarico di Primo ministro del locale principato.

1882 – Con un matrimonio combinato, secondo la tradizione indù, l’inconsapevole Mohandas sposa all’età di tredici anni la coetanea Kasturbai Makanji, figlia di un mercante di stoffe, Gokuldas Makanji. Gandhi si vergognerà per tutta la vita di questo matrimonio contratto in così giovane età.
Kasturbai gli darà cinque figli maschi. Il primo morirà tre giorni dopo il parto e Gandhi attribuirà la colpa di quella morte ai rapporti sessuali avuti in gravidanza avanzata. Il ricordo di quell’evento doloroso accompagnerà Gandhi per tutta la vita, generando in lui in grande senso di colpa e la ripulsa nel confronti della sfera sessuale. Gandhi condannerà sempre “la crudele usanza dei matrimoni infantili”.

1885 – All’età di 63 anni muore il padre.

1888 – Nasce il figlio maggiore Hariral. Seguiranno in ordine, negli anni a venire, Maninal, Ramdas e Devadas. Contravvenendo al parere contrario della sua casta – dalla quale verrà scomunicato e accumunato agli intoccabili – il 4 settembre parte per l’Inghilterra per frequentare l’università. Prima di partire promette solennemente alla madre di non mangiare carne, di non andare a donne e di non bere alcool. A Londra, legge il libro Difesa del vegetarianismo di H.S. Salt, e ben presto si atterrà alla dieta vegetariana, pur con innumerevoli difficoltà oggettive, non per tradizione familiare ma per intima convinzione. Invaghito delle raffinatezze del mondo britannico, veste al massimo dell’eleganza, come un perfetto gentleman inglese.
Prende anche lezioni di ballo e acquista un violino. Ma ben presto abbandona quelle che in seguito riterrà essere infatuazioni passeggere. Fonda un club di vegetariani. Decide successivamente di semplificare la sua vita cercando di risparmiare il più possibile sui trasporti, l’alloggio e il cibo.
Queste scelte lo rendono
“pienamente felice”. Passeggia a lungo per le vie di Londra, mantenendosi in buona salute. Durante il soggiorno in Inghilterra, infatti, si ammalerà raramente. Legge la Gita indù e il Nuovo Testamento. Si lascia affascinare dal Discorso della montagna di Gesù Cristo che “gli va dritto al cuore”. Durante la sua permanenza in Inghilterra scrive un meticoloso registro delle spese personali.

1891 – Conseguita la laurea in Legge e divenuto avvocato, il 12 giugno ritorna in India a bordo del piroscafo Oceana. Sbarcato a Bombay apprende che la madre è morta. Per intercessione di suo fratello viene riammesso nella sua casta. Inizia a praticare l’avvocatura con notevoli difficoltà a causa della sua timidezza e della sua paura di parlare in pubblico. Si accontenta di scrivere ricorsi e petizioni.

1893 – Si reca in Sudafrica a bordo del piroscafo Admiral per difendere l’azienda indiana Dada Abdulla & C. che commercia nel Natal.
Mentre viaggia con un biglietto di prima classe sul treno che l’avrebbe portato a Pretoria in una carrozza di prima classe riservata ai bianchi, viene sbattuto fuori dal treno alla stazione di Maritzburg, perché si è rifiutato di trasferirsi in terza classe. La triste vicenda alla stazione di Maritzburg rappresenta per Gandhi un evento determinante della sua maturazione politica. Gandhi, durante la sua permanenza in Sudafrica, prende coscienza del problema dell’apartheid e del “pregiudizio razziale”, della condizione miserevole di quasi schiavitù in cui vivono i 150 mila suoi connazionali. Dopo una settimana dall’episodio del treno, Gandhi scrive numerose lettere di protesta alla stampa per denunciare lo stato di discriminazione in cui versano gli indiani residenti in Sudafrica e indice a Pretoria una riunione a cui prendono parte tutti i connazionali del Sud Africa. Pronuncia il suo primo discorso pubblico. Il tema è l’onestà negli affari. Redige una petizione di protesta che raccoglie diecimila firme ed in Gran Bretagna il caso Natal assume rilevanza nazionale. Fonda il
Congresso indiano del Natal (22 agosto), ispirato al modello del Congresso Nazionale Indiano.

1894 – Le capacità imprenditoriali degli indiani, la concorrenzialità dei loro prezzi, dovuta al loro stile di vita semplice, intimoriscono a tal punto il governo del Natal da indurlo ad approvare una serie di provvedimenti discriminatori per i lavoratori indiani che perdono il diritto di voto e, alla scadenza del contratto, devono ritornare in India oppure pagare una tassa annuale di tre sterline. Quest’ultima decisione viene giudicata dagli indiani troppo repressiva, perché la tassa di tre sterline significa dare allo stato metà dello stipendio annuale di un operaio a contratto.
Gandhi aiuta Balasundaram, un lavoratore a contratto picchiato dal suo datore di lavoro. Conquista, così, la stima dei lavoratori a contratto indiani.

1895 – Visita un monastero trappista vicino Durban. Rimane molto colpito dalla profondità religiosa dei monaci e dalla loro austerità di vita.

1896 – Gandhi fa ritorno in India per informare i compatrioti sulla situazione drammatica degli indiani in Sudafrica e per portare con sé moglie e figli. Vi resterà sei mesi. In India pubblica un libercolo dal titolo “Grievances of the British Indians South Africa” (“Le lagnanze degli indiani britannici in Sudafrica”), detto, in seguito, a motivo del colore della rilegatura, Il quaderno verde, in cui descrive la condizione degli indiani del Natal raccontando la storia delle proteste messe in atto e i particolari delle innumerevoli sofferenze della comunità indiana in Sudafrica. Incontra Tilak e Gokhale, due prestigiosi capi del Congresso Nazionale Indiano, entrambi di casta bramina.

1897 – Tornato in Sudafrica (13 gennaio), non appena sbarcato dalla nave al porto di Durban, Gandhi rischia di soccombere ad un linciaggio da parte di uomini bianchi: viene pestato, colpito con pietre e uova marce, ma a salvarlo interviene con un ombrello aperto la signora Alexander.
Gandhi rifiuterà di sporgere denuncia contro gli aggressori. Il governo del Natal ripristina il diritto di voto degli indiani previo superamento di un test di cultura generale.

1900 – Gandhi si adopera per semplificare ulteriormente la sua vita, economizzando e cercando di rendere la sua famiglia il più possibile autosufficiente; rinuncia alla lavanderia, perché molto costosa, e impara a lavarsi gli abiti da sé. E’ in pieno corso la guerra contro i Boeri (1899-1902) e Gandhi vi partecipa organizzando un corpo volontario di trecento barellieri indiani, per persuadere gli inglesi sulla lealtà degli indiani all’impero britannico.

1901 – Ritorna con la sua famiglia in India. Partecipa per la prima volta all’Indian National Congress. Fa approvare con non poche difficoltà dal Congresso Indiano una risoluzione sugli indiani del Sudafrica. Gira in treno l’India in carrozze di terza classe vestito come un povero pellegrino. Fa ritorno da solo in Sudafrica. Ottiene che gli indiani, correttamente vestiti, possano viaggiare in prima classe.

1903 – Gandhi, chiamato dai suoi compagni “fratello Gandhi” (“Gandhi-bhai”) è ormai il leader degli indiani in Sudafrica. Legge quotidianamente la Gita indù ed interiorizza il non-possesso (aparigraha) semplificando ulteriormente la sua vita. Si adopera per curare, in un ospedale improvvisato, gli indiani colpiti da una epidemia di peste nera. Fonda il giornale settimanale Indian Opinion, dalla tiratura di 3500 copie.

1904 – Legge i libri sacri dell’induismo, ed inoltre “In voi è il Regno di Dio” di Lev Tolstoj e “Fino all’ultimo” di John Ruskin, che successivamente tradurrà in gujarati col titolo “Sarvodaya” (benessere per tutti). Di entrambi condivide la critica severa alla civiltà industriale. Queste letture lo cambiano profondamente (“mi alzai all’alba, pronto a mettere in pratica questi principi”). Lascia la professione legale e convince un gruppo di famiglie a trasferirsi con lui in campagna, in una comunità-villaggio di quaranta ettari a Phoenix (Natal), nelle vicinanze di Durban, acquistata grazie all’aiuto economico di diversi ricchi indiani; qui trasferisce la tipografia di Indian Opinion. Gandhi attua l’ideale della vita comunitaria in cui tutti devono guadagnarsi il pane con il lavoro manuale nei campi. Ogni ospite della fattoria riceve un ettaro di terra da coltivare e una casetta in lamiera. La fattoria di Phoenix è il primo modello di ashram in cui si pratica la povertà volontaria, il lavoro manuale, la preghiera, in un regime di vita monastico.

1905 – Il Congresso Indiano sfida per la prima volta l’Impero inglese, con un boicottaggio di tutte le merci inglesi proposto da Banerjea Sureundranath; Gandhi vi aderisce.

1906 – Gandhi decide di lottare per i diritti umani dei poveri indiani del Sudafrica. Si arruola volontario come barelliere nella guerra contro gli zulu. Al ritorno dalla guerra, ottenuto il consenso della moglie, fa voto di Brahamacharya, che prevede castità, autocontrollo delle passioni, dei pensieri, delle parole, dei desideri e dei bisogni. Contro una proposta di legge dello stato del Transvaal pubblicata sul “Transvaal Government Gazzette”, di chiaro stampo razzista, che obbligava gli indiani residenti nel Transvaal alla schedatura con il rilascio delle impronte digitali, secondo la procedura di schedatura dei criminali, Gandhi organizza una campagna di non-obbedienza alla legge ingiusta (Black act). In questa circostanza egli elabora il termine satyagraha, che significa “fermezza nella verità”. Si realizzano scioperi, picchettaggi, boicottaggi, marce di protesta, molti vengono malmenati e rinchiusi in prigione. E’ l’inizio del primo satyagraha.

1908 – Durante la sua prima prigionia, Gandhi legge il libro Difesa della disobbedienza civile di Henry David Thoreau. Viene nuovamente arrestato dopo una manifestazione che si conclude con il falò di duemila certificati.

1909 – Gandhi scrive un opuscolo di ottanta pagine intitolato Hind Swaraj or Indian Home Rule, nel quale critica pesantemente il materialismo egoistico della civiltà industriale, alienata e schiavizzata dalle macchine, generatrici di disoccupazione e miseria; ad essa Gandhi contrappone il ritorno alle tradizioni del passato, al lavoro manuale, alla vita semplice. Gandhi ha uno scambio di corrispondenza con Tolstoj.

1910 – Un seguace di Gandhi, l’architetto Hermann Kallenbach acquista una fattoria a pochi chilometri da Johannesburg e ne fa dono a Gandhi.
Gandhi fonda così la
Fattoria Tolstoj, un secondo ashram di 450 ettari a più di trenta chilometri da Johannesburg, che riproduce il modello di vita già sperimentato nella fattoria di Phoenix e che sarà riproposto da Gandhi anche per gli ashram in India.

1912 – Il leader del Congresso indiano Gokhale fa visita a Gandhi in Sudafrica. Gandhi abbandona gli abiti occidentali per un vestito tradizionale indiano: camice lungo, dhoti e sandali.

1913 – Contro la legge sui matrimoni, Gandhi marcia da Newcastle a Volkrust con più di duemila minatori in sciopero attraversando il confine del Transvaal. Viene arrestato. Le manifestazioni di protesta si intensificano.

1914 – Il generale Smuts, presidente del Transvaal, firma con Gandhi un accordo nel quale viene abolita la tassa di tre sterline e resi legali i matrimoni tra non cristiani. La campagna satyagraha viene interrotta.
Gandhi intraprende un digiuno di sette giorni per espiare una grave colpa ripetuta da un’allieva della
Fattoria Tolstoj. Lascia definitivamente il Sudafrica. Prima di partire regala al generale Smuts un paio di sandali, come segno di amicizia. Dopo vent’anni di dure lotte per la giustizia e il rispetto dei diritti umani, Gandhi ha sperimentato con successo il suo metodo politico di lotta nonviolenta, il satyagraha, la vita semplice e povera dell’ashram ed ha apportato alla sua vita la maggior parte dei cambiamenti e rinunce che lo porteranno, molti anni più tardi, ad assumere il ruolo di guida dell’India sulla strada verso l’indipendenza. Giunge in Inghilterra al momento dello scoppio della guerra contro la Germania. Offre il suo aiuto nel servizio di ambulanza, ma una pleurite mal curata lo costringe al ritorno in India (19 dicembre).

1915 – Quando giunge in India (9 gennaio), Gandhi ha quarantasei anni. Sbarcato dal piroscafo Arabia al porto di Bombay, Gandhi viene festeggiato come eroe nazionale. Gokhale gli suggerisce un anno di “silenzio politico”, nel corso del quale avrebbe dovuto viaggiare in treno per conoscere la vera India, quella dei 700mila villaggi.

1916 – Gandhi viaggia in treno nei vagoni di terza classe per conoscere l’India. Fa visita al poeta Rabindranath Tagore per approfondire i metodi pedagogici praticati nella scuola di Shantiniketan fondata dal poeta. Si stabilisce nella regione del Gujarat ad Ahmedabad, una città con una lunga tradizione tessile, la città ideale per intraprendere i primi esperimenti di filatura e tessitura. Qui, con i membri della comunità di Phoenix ed altri amici, fonda vicino il fiume Sabarmati, il Satyagraha ashram (25 maggio), al quale ben presto ammette una famiglia di intoccabili. Questa scelta creerà alla comunità non poche riprovazioni e difficoltà. Gandhi scrive una costituzione dell’ashram che prevede per i suoi ospiti l’obbligo di pronunciare undici voti: fedeltà alla verità, nonviolenza, povertà, non rubare, castità, sobrietà, lavoro per il pane, autosufficienza ed uso del khadi, impavidità, opposizione all’intoccabilità, rispetto per ogni religione. Gandhi pubblica anche in India Hind Swaraj. Fonda il settimanale Young India.

1917 – Nella regione del Champaran, provincia del Bihar (India orientale), dopo alcuni mesi dedicati ad una dettagliata indagine conoscitiva del problema sulla condizione dei coltivatori di indaco, sfruttati dai proprietari terrieri inglesi, Gandhi intenta il primo satyagraha in India.
Dopo essere stato condotto in tribunale e subito rilasciato, Gandhi negozia con il vicegovernatore, sir Edward Gait, ottenendo ai contadini un risarcimento del 25 per cento delle somme versate. Il primo satyagraha in Champaran si conclude con un parziale successo, che consente all’India di sperimentare il primo successo della disobbedienza civile. Tagore definisce Gandhi
“Mahatma”, “grande anima”. La popolarità di Gandhi si diffonde nell’India intera.
Il giovane Vinoba Bhave fa visita a Gandhi nel suo
ashram di Ahmedabad.
La filosofia dell’arcolaio viene elaborata in forma di simbolo politico e di emancipazione economica dell’India indipendente.

1918 – Guida uno sciopero dei lavoratori tessili di Ahmedabad. Per sostenere la volontà indebolita degli scioperanti, ridotti alla fame dal lungo periodo di sciopero, Gandhi intraprende il suo primo digiuno politico di tre giorni. Si impegna con fare “maniacale” in una campagna di reclutamento militare per assicurare un esercito indiano ed aiutare gli inglesi nella fase finale della prima guerra mondiale, ma un attacco di dissenteria lo costringe ad abbandonare un progetto dai risultati fallimentari.

1919 – Contro i “Rowlatt Acts”, approvati il 18 marzo, che estendevano in tempo di pace le restrizioni della libertà in vigore durante la guerra, Gandhi oppone un movimento di disobbedienza civile che ha inizio il 6 aprile, con uno spettacolare hartal, uno sciopero generale della nazione con astensione di massa dal lavoro, accompagnato da preghiera e digiuno.
Ha inizio la repressione degli indiani da parte degli inglesi. Gandhi viene arrestato per aver venduto copie di pubblicazioni sediziose. Scoppiano disordini in tutta l’India. Particolarmente feroce è la repressione ad Amritsar (30 marzo) da parte del generale Edward H. Dyer, che apre il fuoco su una folla radunata per un comizio al Jalianwala Bagh uccidendo trecento persone e ferendone circa un migliaio. Gandhi fa autocritica, sospende subito la campagna
satyagraha, ed ammette di aver commesso “un errore di proporzioni himalayane” avendo voluto spingere gli indiani alla disobbedienza civile, senza un’adeguata educazione alla nonviolenza, al senso del dovere e del rispetto della legalità. Gandhi accetta di dirigere il settimanale Navajivan (vita nuova). Con Young India e Navajivan Gandhi s’impegna ad educare gli indiani al satyagraha, alla filatura con l’arcolaio e tessitura a mano del khadi.

1920 – Gandhi prende le difese del Califfato musulmano. Gli indù e i musulmani si schierano a sostegno del Califfato promuovendo una campagna di non cooperazione con gli inglesi (1 agosto). Si boicottano le scuole e le università, i tribunali, si rassegnano le dimissioni dagli incarichi pubblici, si restituiscono medaglie ed onorificenze.

Al Congresso Nazionale indiano Gandhi ottiene l’approvazione del suo programma di non collaborazione. L’Inghilterra deve accondiscendere alle richieste sul Califfato ed operare una riparazione per la strage di Amritsar. Ha inizio il celebre boicottaggio delle stoffe inglesi. Gandhi a Bombay partecipa ad un grande falò di tessuti britannici. Per rispondere alla crescente povertà degli indiani ed alla schiavitù economica imposta dagli inglesi, egli propone alla nazione la produzione casalinga del tradizionale khadi, tessuto filato a mano con l’arcolaio (charka). Ogni indiano dovrà indossare solo abiti di tessuto fatto a mano prodotto in India. Il filatoio a mano è per Gandhi la soluzione alla povertà causata dalla disoccupazione invernale dei contadini indiani.

1921 – Gandhi è oramai il leader indiscusso dell’India, il padre della Nazione, il “Mahatma”, investito dal Congresso indiano di sovranità assoluta e “dittatoriale”. Al suono dello slogan “Mahatma Gandhi ki jay” (Viva il Mahatma Gandhi), egli indice nella provincia di Bardoli la “disobbedianza totale”, con l’obiettivo, in caso di successo, di estenderla successivamente a tutta l’India, arrivando fino al rifiuto di pagare le tasse.

1922 – L’azione di disobbedienza civile è appena iniziata quando a Chauri Chaura un corteo di manifestanti, provocato dalla polizia inglese, reagisce furibondo massacrando e ardendo vivi ventidue poliziotti. Gandhi, profondamente deluso dall’immaturità del popolo indiano, interrompe la campagna di disobbedienza civile e digiuna per cinque giorni. E’ arrestato e sottoposto a processo con l’accusa di sedizione. Gandhi si dichiara colpevole chiedendo il massimo della pena. E’ condannato a sei anni di reclusione, ma resterà nel carcere di Yeravda per due anni.

1924 – Gandhi è operato di appendicite. Riprende violento il conflitto tra indù e musulmani. Alla notizia del massacro di Kohat intraprende un digiuno di purificazione di 21 giorni per l’unità indo-mussulmana.

1925 – Inizia a scrivere la sua autobiografia “Storia dei miei esperimenti con la verità”. Fonda l’Associazione Panindiana dei filatori (All-India Spinners’ Association). Gandhi abbandona per un anno la scena politica e decide di passare l’intero anno in silenzio e raccoglimento. Rompe il silenzio e percorre i villaggi occupandosi delle problematiche sociali dell’India e predicando l’autosufficienza e l’uso del khadi. Decide di eleggere il lunedì a giorno di silenzio assoluto. Elabora il Programma Costruttivo, con il quale intende rivoluzionare dal basso e operare la “riforma spirituale” della società indiana, come presupposto fondamentale all’indipendenza politica. Il Programma Costruttivo si articola in undici punti: Riconciliazione tra indù e musulmani, abolizione dell’intoccabilità, filatura a mano dei tessuti, promozione dell’industria di villaggio, nuovo metodo di educazione alla nonviolenza di bambini ed adulti, conservazione ed uso della lingua nazionale, uguaglianza economica, allenamento psico-fisico della persona, lotta contro l’alcolismo e le droghe, valorizzazione delle donne.

1927 – E’ colpito da due leggeri ictus.

1928 – Nella città di Bardoli il satyagraha riprende con il rifiuto, in quella regione, di pagare l’aumento delle tasse del 22 per cento. La popolazione resiste ai sequestri dei beni. Si tiene un hartal di protesta. Alla fine il governo cede ed annulla l’aumento delle tasse.

1929 – Il governo inglese presieduto dal laburista Ramsay MacDonald boccia la proposta del viceré Lord Irwing di conferire all’India lo status di Dominion. Il Congresso presieduto da Jawaharlal Nehru (il Pandit Nehru), di casta bramina, eletto su indicazione di Gandhi, approva il documento che dichiara il Purna Swaraj, l’indipendenza completa.

1930 – Gandhi annuncia la ripresa della campagna satyagraha. Il 12 marzo Gandhi, come segno di indipendenza, marcia con settantotto satyagrahi dall’ashram Sabarmati di Ahmedabad per 380 chilometri verso la spiaggia di Dandi. Il 6 aprile la marcia, dopo ventiquattro giorni, raggiunge le coste dell’Oceano indiano e qui Gandhi, in aperta violazione del monopolio reale, estrae il sale. Il popolo indiano imiterà il Mahatma nella raccolta del sale senza pagare l’imposta sul sale. La repressione è immediata e brutale, le spiagge vengono sfollate, le violenze della polizia e gli arresti si moltiplicano; in tre mesi vengono arrestati 80.000 indiani, compresi Gandhi e i membri del Congresso.

Particolarmente brutale è la repressione del tentativo di razzia nonviolenta delle saline di Dharasana, nelle vicinanze di Bombay. La polizia carica i dimostranti con i bastoni dalla punta di metallo (lathi) ferendo gravemente più di trecento satyagrahi, di cui alcuni trovano la morte per le percosse ricevute.

1931 – Uscito di prigione Gandhi incontra il viceré Lord Irwing (4 marzo). Dopo otto lunghi colloqui i due firmano il Patto Gandhi-Irwing (Patto di Delhi) con il quale gli indiani sospendono la disobbedienza civile, mentre gli inglesi si impegnano a rilasciare i prigionieri politici, legittimare la raccolta di sale per le popolazioni costiere ad uso casalingo ed a riconoscere il diritto degli indiani di boicottare i tessuti inglesi.
Gandhi viene inviato in Inghilterra, come rappresentante unico del Congresso, per gli accordi sulla nuova costituzione indiana. Durante il suo viaggio in Inghilterra fa visita al suo biografo Romain Rolland e in Italia viene ricevuto da Mussolini, mentre il Papa rifiuta di riceverlo, perché “non adeguatamente abbigliato”.

1932 – Tornato in India dopo il fallimento della Conferenza, viene nuovamente arrestato. Nella prigione di Yeravda, Gandhi intraprende un digiuno ad oltranza per protestare contro il provvedimento del governo MacDonnald che istituisce elettorati separati per gli intoccabili e per chiedere indirettamente alla nazione di eliminare l’intoccabilità. Gandhi è sul punto di morire quando il governo inglese revoca il provvedimento degli elettorati separati. E’ la fine di quello che sarà ricordato come il “digiuno epico” di Gandhi durato sei giorni.

1933 – Intraprende un digiuno di 21 giorni per la purificazione personale. E’ arrestato e detenuto nel carcere di Yeravda e qui digiuna fino alla morte per protestare contro le restrizioni carcerarie che non gli permettono di lavorare alla causa degli intoccabili. Il viceré inglese decide di liberarlo.
Fonda il settimanale Harijan (Figli di Dio). Gandhi lascia per sempre il Satyagraha ashram di Sabarmati.

1934 – Si ritira dalla vita politica, per lui ormai svuotata di senso. La sua missione ora non è l’indipendenza, bensì la riforma spirituale dell’India. Cammina per l’India esortando al rifiuto dell’intoccabilità, all’autosufficienza dei villaggi, alla riforma della vita quotidiana. Fonda l’Associazione Panindiana delle industrie di villaggio. Si stabilisce in un villaggio vicino Wardha, nel centro dell’India, che chiamerà Sevagram (“villaggio di servizio”); un villaggio rispondente ai principi espressi nel Programma Costruttivo.
Gandhi scampa ad un attentato dinamitardo contro la vettura che precedeva la sua, rimanendo illeso. Digiuna per la causa degli harijan.

1937 – Convoca e presiede a Wardha una Conferenza nella quale illustra il suo progetto di riforma dell’educazione fondata sul lavoro manuale, il Nai Talim.

1939 – Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e Gandhi predica la non collaborazione con lo sforzo bellico. Gandhi, in antitesi all’opinione del Partito del Congresso, rifiuta di trarre vantaggio dalle difficoltà belliche dell’Inghilterra lanciando un ultimatum per l’indipendenza.

1940 – Gandhi lancia un satyagraha individuale nel quale fa conoscere alla nazione il suo discepolo prediletto, Vinoba Bhave. Saranno Vinoba e Nerhu ad offrire il loro sacrificio per la nazione, predicando in pubblico contro la guerra e pagando con il carcere.

1942 – E’ il 13 aprile quando Gandhi conia lo slogan per il nuovo satyagraha: “Quit India”, Via dall’India! Il Mahatma invita alla ribellione nonviolenta totale. Seguono grandi manifestazioni di protesta. Gandhi con altri leader del Congresso è arrestato. Trascorrerà due anni in carcere nel palazzo dell’Aga Khan a Pune, e qui morirà di attacco cardiaco il suo segretario Mahadev Desai.

1943 – Gandhi digiuna in prigione per 21 giorni al fine di fare penitenza per le violenze commesse durante l’insurrezione popolare indiana. Il Quit India si è rivelato fallimentare.

1944 – Muore a Pune la moglie Kasturbai (22 febbraio). Gandhi viene scarcerato per problemi di salute: è ammalato gravemente di malaria e di dissenteria.

1945 – In Inghilterra il partito laburista vince le elezioni. Clement Atlee diviene Primo Ministro al posto di Churchill e decide di liberare l’India. Gli americani sganciano le bombe atomiche ad Hiroshima e Nagasaki. Il viceré Wavell incarica Jawarhallal Nerhu di formare un governo interinale dell’India indipendente.

1946 – La Lega Musulmana, guidata da Mohamed Ali Jinnah, proclama l’azione diretta: l’inizio di una feroce guerra civile tra indù e musulmani.

1947 – L’India ottiene formalmente l’indipendenza (14 agosto). Approvato formalmente il piano Mountbatten, nascono due stati indipendenti, l’India presieduta da Nehru e il Pakistan dal musulmano Jinnah. Gandhi, ormai non più ascoltato dai dirigenti del Congresso, non partecipa ai festeggiamenti, amareggiato per la divisione dell’India, che considera una tragedia alla quale si era opposto strenuamente, ma senza successo. Scoppia una violentissima guerra civile tra indù e musulmani con decine di migliaia di morti. Gandhi percorre a piedi la regione del Noakhali, teatro dei massacri in un pellegrinaggio di riconciliazione. A Calcutta (1 settembre) digiuna nel tentativo di bloccale l’ondata di follia e di violenza, riuscendo a fermare le atrocità in quattro giorni.

1948 – A Delhi (13 gennaio) intraprende un digiuno “fino alla morte”.
Ancora una volta il Mahatma con il suo digiuno riesce a fermare i massacri (18 gennaio).
Il giorno prima del suo assassinio, alla consueta preghiera serale, Gandhi aveva detto: “Se qualcuno dovesse porre fine alla mia vita trapassandomi con una pallottola – come qualcuno tentò di fare con una bomba l’altro giorno – e io ricevessi la sua pallottola senza un gemito ed esalassi l’ultimo respiro invocando il nome di Dio, allora soltanto allora giustificherei la mia pretesa”.(1)
Il
30 gennaio, nella Birla House di Delhi, Gandhi, mentre si reca nel giardino per la consueta preghiera delle ore 17, accompagnato dalle sue due pronipoti Abha e Manu, viene assassinato con tre colpi di pistola da un fanatico indù, Nathuram Godsé. Gandhi riverso per terra spira pronunciando il nome di Dio (“Hej, Rama!”, “Oh, Dio!”). Il suo corpo viene cremato e le sue ceneri disperse ad Allahabad nelle acque del fiume Gange.

Matteo Della Torre

Fonte: www.ilgridodeipoveri.org

Note:

1. Gandhi M.K., in Pyrelal, Mahatma Gandhi, the Last Phase, Navajivan Publishing House, Ahamedabad, 2 vol., 1956 (1°vol.) e 1958 (2° vol.), cit., p. 766.

Glossario dei termini indiani presenti nel testo

Ahimsa Concetto base nel pensiero di Gandhi. E’ la nonviolenza, la pratica dell’Amore.
Aparigraha Non-possesso, povertà volontaria, semplificazione della vita.
Ashram Eremitaggio, dove persone che perseguono ideali comuni conducono una vita comunitaria con un maestro e si sottopongono ad una particolare disciplina. Centro di preparazione usato da Gandhi e dai suoi collaboratori.
Bapu Appellativo familiare di padre, nome che i gandhiani danno a Gandhi.
Brahmacharya Castità, autodisciplina, purezza delle aspirazioni e dei pensieri, autocontrollo del palato.
Charkha – Khaddar Arcolaio, filatoio a mano.
Dhoti Perizoma in cotone.
Harijan Intoccabile, “popolo di Dio”.
Hartal Sciopero generale accompagnato da preghiera e digiuno.
Himsa Violenza, male.
Khadi Stoffa filata e tessuta a mano.
Mahatma Grande anima, appellativo dato in genere ai santi.
Rama Dio.
Ramanama Nome di Dio.
Satya Verità, Dio. E’ il fine della ricerca spirituale di Gandhi che si definiva un “umile ricercatore della verità”. La nonviolenza per Gandhi è un mezzo per trovare la verità che è il suo fine.
Satyagraha La forza della Verità, forza dell’anima. Nome dato da Gandhi alla tecnica della resistenza nonviolenta, quale fu praticata da lui e sotto la sua guida.
Satyagrahi Seguace del satyagraha.
Swadeshi Autonomia, autosufficienza, amore per il proprio paese o difesa delle cose indigene o native, uso di beni prodotti nel proprio paese.
Swaraj Auto-governo, indipendenza.
Sarvodaya Il benessere di tutti (“the welfare of all’), il bene comune.

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